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PAPA/ Finnis (Notre Dame): la ragione di Benedetto ci fa uscire dal bunker

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Papa Benedetto XVI in Germania (Foto Ansa)  Papa Benedetto XVI in Germania (Foto Ansa)

Come dice la frase del Papa, i due concetti fondamentali sono natura e ragione. La natura che è qui in gioco primariamente (pur non esclusivamente) è la natura umana, e la ragione primariamente (pur non esclusivamente) in gioco è la ragione pratica, i cui giudizi noi chiamiamo coscienza. Come insegna correttamente San Tommaso, è attraverso l’originale comprensione delle forme fondamentali del bene umano che dà la ragione pratica che arriviamo a una comprensione adeguata della nostra natura umana, delle sue possibilità e del suo compimento per quanto possibile attraverso scelte moralmente giuste. Senza questa comprensione originaria dei fini umani, ci ritroviamo nel bunker (per usare la metafora del Papa, così coraggiosamente esposta a Berlino, nei pressi del bunker più famigerato della storia) della ragione “positivista” – per esempio, la concezione di ragione proposta da David Hume: una ragione che non può essere che schiava delle passioni, poiché non può comprendere nessun obiettivo umano come veramente intelligente, ragionevole e in linea con il compimento della natura umana. È da una corretta comprensione dei fini umani che deriva una corretta comprensione della bontà e della necessità di una società politica (e dei suoi organi per assicurare la giustizia) come indispensabile aiuto sussidiario alle persone, alle famiglie e alle associazioni civili nella loro realizzazione del fiorire umano.

 

“Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti.” È questa la vera causa della confusione che spesso caratterizza il dibattito politico?

 

Il Papa non dice che il positivismo è la sola causa di confusione, e neanche che ne sia la causa più immediata. Ritengo piuttosto che voglia dire che le incomprensioni positivistiche della ragione bloccano le intuizioni – la saggezza - che “le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto” potrebbero altrimenti fornire. Naturalmente, come Aristotele dice alla fine della sua Etica, una cosa è mettere a disposizione delle persone le fonti per la conoscenza, tutt’altra questione è che le persone ascoltino, accettino e applichino queste fonti. Anche in assenza degli errori filosofici del positivismo (e delle razionalizzazioni positiviste del male), ci potrebbero essere molte fonti di confusione. Una sana conoscenza di per sé non sconfigge il vizio, né afferma la virtù, neppure la virtù intellettuale della prudentia, saggezza pratica sulla persona, sulla famiglia o sulla politica.

 

“Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.” Cosa pensa di questa idea di libertà?



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