BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SOCIAL NETWORK/ Google+ o Facebook: l’amicizia diventa "somma", e non più preferenza

Pubblicazione:

Fonte: Fotolia  Fonte: Fotolia

In qualche modo queste novità sono l'eterno ritorno all'uguale: oltre ad essere un tentativo di togliere la terra sotto i piedi di Skype, offrendo videoconferenze con più persone gratuitamente, Google+ è un insieme di strumenti pensati per tappare i buchi più vistosi di Facebook, riguardo alla privacy. Permette di stabilire dei "cerchi" di amici con cui condividere informazioni di vario tipo. Sulla homepage del lancio del servizio, promette così di "copiare la vita". Certe cose le dici all'amico intimo ma non al capoufficio. Ma chiunque abbia mai provato a scrivere una procedura per il corretto svolgimento di un lavoro, chiunque abbia avuto a che fare con le lacune e le imprecisioni della legge, chiunque abbia provato a stabilire regole certe e inflessibili per educare il proprio figlio, sa che la vita scappa alla sistematizzazione. I "cerchi" di Google+ potranno essere una meno cruda rappresentazione della vita, ma rimangono infinitamente lontani dalla ricchezza e flessibilità della vita vera.
Ticker, di Facebook, è l'ennesimo flusso di notizie, in parte scelte dall'utente, in parte "intuite" da Facebook in base alle proprie preferenze come potenzialmente interessanti. I blog sono pieni di commenti inorriditi a riguardo - troppe notizie, troppo affanno. Effettivamente, giunge un punto dove le notizie che riguardano la vita inghiottono la vita stessa.

Da dove nascono, secondo lei, queste novità?


Sono una conseguenza logica della strada imboccata tempo fa: lo sbilanciamento sul quantitativo a discapito della qualità. Se nell'amicizia è clamoroso che non tutti gli amici su Facebook hanno lo stesso valore, anche nella notizia la quantità, e la velocità, generano un impoverimento. Anche se lo spirito dell'uomo è quodammodo omnia, "in qualche modo tutto", non può essere simultaneamente cosciente e coinvolto in molte vicende. In definitiva, deve imparare che amare profondamente un particolare è amare l'universale. Non può giungere all'universale per via della somma aritmetica dei particolari. Credo, con il Papa, che lo sviluppo dei social network evidenzi un enorme, si direbbe parossistico, desiderio di comunione. E credo, con non poca evidenza, che i social network sono delle società per azioni che hanno a cuore non tanto la realizzazione della comunione che i loro utenti desiderano, bensì l'utilizzo di quel desiderio per generare profitti.

Siamo destinati ad essere cambiati dai social network o è possibile sfuggire al loro condizionamento, pur utilizzandoli?


Certamente ogni esperienza ci cambia. Non esiste utilizzo che non modifichi l'utente. L'importante è fare esperienze che ci cambiano in meglio. Proprio questo è il significato del ripetere, dell'esercitarsi con uno strumento musicale, per esempio. Siamo capaci di decidere che cosa vogliamo e di perseguirlo. E, di conseguenza, di venirne cambiati in meglio. Non penso che possiamo condannare i social network tout court. Credo che ognuno possa giudicare la propria esperienza, e privilegiare i luoghi in cui trova la comunione che tutti desideriamo.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.