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YOURCENAR/ La solitudine di Adriano, profezia del nostro tempo

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Adriano, un uomo disilluso (Immagine d'archivio)  Adriano, un uomo disilluso (Immagine d'archivio)

L’epoca della decadenza romana è stata letta come un meriggio che sfuma nel crepuscolo e in questo disfacimento che ha ancora i suoi bagliori sta il motivo del fascino che essa ha esercitato dal decadentismo in poi. La lettura della Yourcenar, attraverso la voce di Adriano, si situa in questo cono d’ombra, in un sapiente intreccio di fili che rivela la vasta conoscenza di un periodo storico e la comprensione della dignità umana di uno dei suoi protagonisti. “Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…

Il libro si chiude con la citazione dei versi più famosi di Adriano: “Animula vagula, blandula...”. Il profilo della morte con cui inizia l’opera della Yourcenar conclude anche l’indagine della scrittrice francese, prima ed unica donna eletta nell’Académie française, attorno a quel secondo secolo così lontano. La sua colta identificazione con il protagonista offre anche una prospettiva di lettura della nostra civiltà, tentata, venti secoli dopo Cristo, di ritornare all’antico disincanto di chi ha visto la luce e, in fondo inspiegabilmente, preferisce volgerle le spalle.



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