BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Dante e Brunetto: non è la "morale" a fare un vero padre

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Gustave Dorè, Illustrazione de La Divina Commedia (Dante e Virgilio incontrano Maometto)  Gustave Dorè, Illustrazione de La Divina Commedia (Dante e Virgilio incontrano Maometto)

Virgilio, dunque, detta i passi e insieme asseconda il cammino, senza sottrarsi a nessuna delle asperità e delle prove, a costo di altercare con diavoli sguaiati, ridurre all’obbedienza mostri e giganti, solcare lande ghiacciate, immergersi in cortine di fuoco; è lui l’avanguardia, l’incursore, Dante si inoltra nella scia segnata. Sempre determinato il leader, spesso irresoluto e fragile il seguace, che a volte non è nemmeno in grado di mettere i piedi sulle orme che lo precedono; e allora Virgilio se lo carica sulle spalle oppure lo prende in braccio, riuscendo sia padre che madre (nella paternità, suggerisce la Commedia, dovrebbe anche vibrare un riverbero di protezione materna). Quando la meta è raggiunta, Virgilio si congratula col malfermo apprendista, finalmente irrobustito e sicuro, non più schiavo di un’immediata reattività, ma signore dei propri atti e in grado di affrontare personalmente le circostanze: «io te sovra te corono e mitrio».  Ben altro che una definitiva sentenza di assoggettamento: questo padre ha suscitato un uomo libero, che si appresta a divenire a sua volta auctor. Siamo all’apoteosi di un rapporto? Piuttosto a una frattura drammatica, perché a questo punto il «dolcissimo patre» scompare, e Dante deve misurarsi, affranto, con la fine di una consuetudine che pareva indispensabile. Ma senza l’eclissi di Virgilio non può affacciarsi Beatrice; la quale è a sua volta destinata, nel più alto dei cieli, a cedere il passo, a favorire, dileguandosi, l’avvento di Bernardo da Chiaravalle. Ogni singola figura paterna o materna viene presto o tardi sottratta, affinché la maturazione non si blocchi su una frontiera ancora insufficiente. In definitiva, il padre, mediocre o eccellente che sia, giova sempre a risalire oltre, verso un punto elevato, quel punto che è raggiunto grazie a lui e si trova più in alto di lui.

La staffetta fra Virgilio e la seconda guida è ben calibrata. Evidente, d’altra parte, un’asimmetria: Beatrice è personaggio che nasce da un incontro concreto, e anche nella sua libera riformulazione poetica mantiene questo ancoraggio, se l’identità con cui appare è appunto quella di donna conosciuta e amata da Dante; la prima guida, invece, ha un’origine di altro genere, è cavata dai libri, dall’universo della testualità. Solo da quel mondo di carta? Nella biografia dantesca, non preesiste anche per Virgilio uno spunto reale, una prefigurazione in carne e ossa? Se si trattasse esclusivamente di biografia, l’interesse della questione sarebbe relativo. Ma quell’ipotizzabile antesignano fa capolino anche lui nel poema, dove ottiene e recita una parte.

Inferno, quindicesimo canto. Una sabbia arroventata da falde di fuoco ustiona i sodomiti (e, detto tra parentesi, anche gli usurai); Dante e Virgilio la attraversano procedendo sugli argini in pietra di un ruscello, i cui vapori riparano dalle fiamme. Si materializzano alcuni sodomiti, uno di loro adocchia Dante, lo riconosce, afferra il lembo del suo mantello; ha «cotto aspetto», «viso abbrusciato», e Dante fa fatica ad attingere, in quello sfacelo, un’identità, finché non gli sfugge una domanda che è indissolubilmente sconcerto, dolore, rifiuto di una verità inaccettabile: «Siete voi qui, ser Brunetto?» Eccolo, il maestro della sua giovinezza, la figura concreta che poteva affascinarlo e infatti lo affascinò, con la ricca versatilità di esegeta dei classici, poeta in proprio, enciclopedista sostanzioso, mentore di diverse generazioni, magistrato al servizio del Comune.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
06/09/2011 - gran bella lettura (Sergio Palazzi)

Mi è piaciuto molto questo articolo, nell'analisi della complessità della vita fatta di anima e corpo, di tensioni antitetiche che troviamo in una personalità, non importa se gigantesca come quella di Dante o di Brunetto o in quella quotidiana e reale con cui ci troviamo a vivere. Ognuno di noi con i propri padri e i propri figli, sia carnali sia culturali. Dietro ci sono i temi del peccato, della libertà, della tensione verso il grande e il bello, dell'irripetibilità di ogni esperienza umana. E la speranza, perlomeno, di giustificarsi su questo mondo scrivendo una propria personale Commedia.