BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITO/ Punire, perché? C’è una "comunione" più forte di qualsiasi reato

Pubblicazione:

Nel carcere di Hamas, a Gaza (Infophoto)  Nel carcere di Hamas, a Gaza (Infophoto)

Perché questa riduzione, che rende irriconoscibile da un lato il «bene comune» che è presente in una società di persone agli occhi dell’imputato, e dall’altro il carattere di «persona» portatrice di una dignità intangibile agli occhi della società?

Tra l’«io» e il «noi», tra la persona e la società c’è l’«io-tu», c’è la comunità. È la dimensione comunitaria quella che interviene geneticamente e costruttivamente rispetto alla identità personale. E proprio in virtù di questa coessenzialità nella quale l’io prende forma, che esso viene normalmente introdotto alla più grande dimensione sociale. Ma in una società nella quale la dimensione «io-tu», la dimensione comunionale non è più viva, l’io perviene, non di rado, non all’incontro – impossibile senza quella mediazione e quell’esperienza archetipica – ma allo scontro con la società.

Se da questo quadro macroscopico torniamo alla questione di come possa e debba essere intesa la pena in senso non solo retributivo, ma anche propositivo e ricostitutivo, dobbiamo riconoscere che, se il vulnus, la ferita si è prodotta sul piano della relazione della persona con le persone (famiglia, comunità), la sanazione non potrà venire dalla società, seppur attraverso mediazioni professionali (psicologi, operatori sociali, etc.), cioè, da una “struttura”, ma da una comunità reale, cioè, da persone che da un lato si relazionano in quanto persone con la persona, ma che, dall’altro, non sono né strumenti di un organismo tutto sommato impersonale, né soggetti isolati che atomicamente si rivolgono ad un altro atomo. Senza la dimensione personale è impossibile ridinamizzare le dinamiche personali dell’altro, senza una vera dimensione comunitaria l’altro non può fare esperienza di una società “piccola” come dimensioni, ma reale nella sua entità, che possa aprirlo alla fiducia anche alla “grande” società nel suo insieme.

In ogni reato è presente uno squilibrio che mette a repentaglio in un colpo solo sia la verità dell’essere personale sia la verità della relazione delle persone. È illusorio immaginare un procedimento di ripresa solo su una delle due linee separatamente dall’altra.

Il segreto della riuscita di tentativi già in atto in questo settore risiede proprio nella potenza comunicativa e nella credibilità che nasce dalla qualità della relazione che vivono le persone che in essi sono coinvolti.

Qualora si intenda ripensare il sistema penale sarà necessario tener ferma la «dignità della persona» di cui parla la Costituzione italiana, ma non trascurando due fattori determinanti la realtà della persona: il fatto che essa è teologicamente fondata e il fatto che la persona vive e cresce nella comunione delle persone. Una ricerca di un percorso che abbia come fine primario la “risocializzazione” e si serva di “strutture sociali”, non perverrà allo scopo, a motivo del difetto di partenza: la sovrapposizione di società e comunità.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >