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IL CASO/ Se san Tommaso batte le agenzie di rating

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Mentre guidi in città ti accorgi che i furgoncini di servizio di varie aziende (gas, elettricità) esibiscono un adesivo che chiede “how am I driving?” (come sto guidando?) e indica un numero di telefono cui comunicare eventuali rimostranze. Questo è il milieu umano e culturale in cui nascono le famose agenzie di rating attualmente nell’occhio del ciclone.

In un mondo in cui tutto è in concorrenza con tutto e tutto è costantemente monitorato e valutato, non si può non reclamare con forza l’onestà intellettuale che il grande filosofo medievale ci testimonia. Occorre essere espliciti. Sempre più diffuso a tutti i livelli è invece un qualunquismo democraticistico basato su due imperativi: 1. chiunque ha il diritto di valutare qualunque cosa; 2. nessuno ha il dovere di dichiarare i criteri della propria valutazione.

Ma di valutazioni oggi si può anche morire. Diteci quindi, per favore, a che cosa vi riferite quando dite che X è meglio o peggio di Y. Che l’Italia è peggio della Germania. Che l’Eurozona è “a rischio”. Diteci, per favore, dove porta la vostra quarta via. Quella di San Tommaso portava a Dio. Quella di Standard & Poor’s? Probabilmente alle tasche senza fondo di qualche speculatore anglosassone? Ditecelo per favore. Se in cabina di regia si è deciso di renderci tutti più poor che ci venga per lo meno raccontato in base a quale standard...

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COMMENTI
19/01/2012 - Molto bello (Giuseppe Crippa)

Ottime considerazioni! Per favore professore, anche se da lontano non ci faccia mancare le sue riflessioni.