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PAPA/ 1. Mons. Pezzi (Mosca): l’educazione? Solo un "affetto" la può salvare

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Mosca (Imagoeconomica)  Mosca (Imagoeconomica)

Invece Benedetto XVI parla di qualcosa di radicalmente differente da questa immagine, che è in fondo è dettata dall’ideologia propria di chi pensa già di sapere. Questo a mio parere è il primo aspetto da scalfire, perché il rapporto educativo è drammatico, è il dramma di due libertà. Ciò significa che il mio tentativo di educazione deve innanzitutto tenere viva quell’«insopprimibile domanda». Sta qui il cambiamento di prospettiva: non si tratta di comunicare principi che facciano andare avanti in un certo qual modo l’uomo e la società, ma di sostenere una domanda dell’uomo che ultimamente è affermazione di Dio. Sta qui la possibilità per l’uomo – accompagnato da chi è coinvolto con lui nel processo educativo – di diventare sempre più se stesso. Questo cambiamento, possiamo esserne certi, non mancherà di portare un contributo notevole alla stessa società.

Alla luce di quello che dice esiste una missione comune della Chiesa cattolica e di quella ortodossa nella sfera pubblica?

Assolutamente sì. Ritrovo questa missione comune in ciò che il Papa dice dell’educazione alla verità, alla libertà, alla giustizia e alla pace: affermare senza sosta che l’uomo è fatto per la trascendenza. Non è il sostegno ad una ipotesi vaga, ma la comunicazione di un Evento che ha cambiato la storia e la nostra vita e che celebriamo in questi giorni: il santo Natale. Questo evento ha educato la vita di un popolo ad attendere Dio («tale attesa nasce dall’esperienza del popolo eletto»), salvezza definitiva. Questa fede è comune a noi e agli ortodossi e giocarla nell’educazione è qualcosa che possiamo fare insieme. Cosa voglia dire in pratica è da vedere; certo sarebbe sbagliato votarsi all’azione in modo semplicistico, senza partire da una coscienza comune.

Parlando di educazione lei non sembra riferirsi alla trasmissione della fede cristiana in senso stretto, quanto ad una percezione «affettiva» della vita. È così?

Sì. L’educazione – e l’educazione alla fede – oggi non è un problema di esatte nozioni, quanto di tenere vivo il rapporto «affettivo» principale della nostra vita, il legame con Dio. Questo legame, abbracciato con tutto il cuore, è la libertà come fattore dell’educazione di cui parla Benedetto XVI nel suo Messaggio. Solo se c’è questo «affetto» – e riprendo ciò che il Papa ha detto alla Plenaria del Pontificio consiglio per i laici – Dio diviene criterio dei miei pensieri, delle mie azioni, del mio essere nella politica, nell’economia, nella comunità cristiana.

Una sfida per l’ossequio formale alla tradizione, o per la «custodia della forma esteriore dell’identità» che è stata tipica del’ortodossia in Russia e della fede cattolica in Occidente?



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