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DOSTOEVSKIJ/ Zagrebelsky: vi spiego il "patto" tra Cristo e il Grande inquisitore

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Appunto. Non vi è una riconciliazione né nei termini del compromesso, né in quelli del reciproco riconoscimento. Amo molto l’interpretazione della «Leggenda» che ha dato Dietrich Bonhoeffer. Mentre una prima lettura porta a dire che le due posizioni, inquisitore e Cristo, legge e libertà, sono diametralmente contrapposte, nella sua Etica Bonhoeffer dice una cosa diversa: che l’inquisitore si occupa delle questioni «penultime», quelle del mondo, il Cristo, invece, delle cose ultime. Ma se non ci fosse una garanzia delle cose penultime – fuor di metafora: se non ci fosse qualcuno che si occupa del reggimento della società – ci sarebbe la possibilità di volgersi alle cose ultime? Per Bonhoeffer il Cristo, col suo bacio, riconosce che l’inquisitore ha ragione. Sia pure soltanto nelle cose penultime.


La «Leggenda» è una fonte di riflessione inesauribile. Cosa ci insegna oggi?

È vero: le sue fortune non sono mai state così alte come in questi anni. Tra le moltissime cose, ci dice che la via della salvezza, non quella «larga» dell’inquisitore, ma quella «stretta» del Cristo, è individuale. Non vi si giunge attraverso regole generali che, essendo tali e contenendo un elemento di autoritarietà, fanno violenza alle nostre caratteristiche individuali. No, alla salvezza – qualunque cosa essa significhi – si può solo arrivare in piena libertà.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
07/02/2015 - Patto con speranza di ravvedimento. (Nicola Giuliani)

Il bacio di Cristo al Grande Inquisitore è da interpretare come il: "perdona loro perché non sanno quello che fanno". Anche in quella circostanza c'è l'imputato condannato a morte. Anche in quella circostanza non vi è alcun ravvedimento. E' da credere che Dostoevskij abbia voluto concludere l'episodio senza dare una positiva soluzione all'incontro, stante i quasi due millenni trascorsi dalla venuta di Cristo senza alcun concreto e apprezzabile cambiamento nelle vicende umane, pur lasciando uno spiraglio di speranza a che ci possa essere un sofferto risveglio da parte delle masse e un qualche ravvedimento da parte di chi domina fisico e spirito delle masse. Gherardo Colombo nel riproporre il testo integrale di questo straordinario capitolo del romanzo di D., induce con il suo saggio "Il peso della libertà" a opportune riflessioni in tal senso. La svolta papale con il grande Benedetto XVI (definizione universale della Divinità nella sua "Deus Caritas Est", sua significativa "rinuncia") e l'altrettanto provvidenziale "francescano" Francesco pare incoraggiare un nuovo cammino dell'Umanità. Le cose penultime e le cose ultime dovrebbero tendere ad avvicinarsi nel senso, efficacemente immaginato da un altro grande, in questo caso della politica i., Aldo Moro, delle poco capite "convergenze parallele". La globalizzazione e il rapido progresso scientifico, riferito alla vivibilità sul pianeta e al di là di esso, possono accelerare tale processo se la classe colta si concerterà in tal senso.