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SHOAH/ Quel sentimento che ha ridotto la memoria a ipocrisia

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In visita allo Yad Vashem Holocaust Museum, Gerusalemme (InfoPhoto)  In visita allo Yad Vashem Holocaust Museum, Gerusalemme (InfoPhoto)

Siamo coscienti che non solo le vittime, ma anche i carnefici erano, nella loro maggioranza, uomini come noi, “normali” padri di famiglia che volevano bene ai propri cari? Questo pensiero è letteralmente insopportabile. O lo cancelliamo (oblìo) oppure rigettiamo il male che è in noi su nemici veri o immaginari (e allora ecco il moralismo forcaiolo di destra e di sinistra che occupa il dibattito pubblico odierno). 

L’alternativa, l’unica veramente umana, ci è indicata dalle vittime stesse. “Basta che esista una sola persona degna di questo nome per poter credere negli uomini”. Così si esprime nel 1941 l’ebrea olandese Etty Hillesum, destinata alla morte ad Auschwitz. Etty era convinta che se avesse incontrato un tedesco buono la sua fiducia nell’umanità si sarebbe rinfocolata. Tale aforisma rivela la dinamica più profonda della memoria, la quale può sfuggire alla duplice tentazione dell’oblìo e del risentimento solo se un evento presente è capace di suscitare il ricordo della felicità passata e la speranza di un suo rinnovamento. In altre parole, l’esperienza della bontà si rivela come condizione necessaria di una memoria felice.

Non credo ci sia nulla di più responsabilizzante per noi di questo pensiero.

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COMMENTI
25/01/2012 - L'espressione di Etty vale per tutti (claudia mazzola)

“Basta che esista una sola persona degna di questo nome per poter credere negli uomini”. E' vero, mi capita ogni volta che Qualcuno posa lo sguardo su di me, anche se non sono stata ad Auschwitz.

 
25/01/2012 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Ringrazio Sante Maletta di avermi rilanciato la sfida, io che mi appresto con tanti altri insegnanti e studenti a celebrare il Giorno della Memoria dentro la scuola, in cui oggi non mancano iniziative per fare un lavoro interessante e significativo. Ringrazio Sante Maletta, perchè retorica e indifferenza fanno capolino in quella che invece è una occasione di grande valore e di profonda intensità. Occasione di che? Questa è la domanda seria di questi giorni in cui si ricorda uno dei fatti più orrendi del Novecento. Sarebbe importante stare all'erta insieme su questa domanda, così che si possa avvertire la provocazione che è per la vita guardare l'orrore del male e la grandezza del bene che attraversano la Shoah. Occasione di che cosa? Questa domanda che mi porta a guardare in faccia i ragazzi e le ragazze con cui faccio memoria di quel mistero della vita che preme sull'oggi e senza riconoscere il quale la vita precipita nell'orrore del nulla. E' una occasione interessantissima questa della Giornata della Memoria, è l'occasione di diventare più uomini!