BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FREUD/ Meluzzi: è stato più bravo come scrittore che come scienziato

Pubblicazione:

Sigmund Freud, nella ricostruzione del Museo delle cere di Berlino, foto InfoPhoto  Sigmund Freud, nella ricostruzione del Museo delle cere di Berlino, foto InfoPhoto

"Freud narratore rappresenta un caposaldo della storia della letteratura più che che della storia della medicina". A dirlo è Alessandro Meluzzi, con il quale IlSussidiario.net ha parlato della recente pubblicazione da parte di Einaudi dei Racconti analitici che il grande studioso scrisse e raccolse durante la sua attività di psicanalisi. Pochi sanno che Sigmund Freud, che ambiva sinceramente al premio Nobel per la medicina (che gli venne sempre negato perché il suo lavoro era considerato privo di "prove scientifiche") fu invece candidato, nel 1936, al premio Nobel per la letteratura. Non lo vinse, ma come provano appunto i Racconti analitici l'uomo considerato inventore della psicanalisi aveva grandi doti letterarie. Nei Racconti analitici di Freud infatti è possibile riscontrare lo svolgimento di una autentica tecnica del racconto tra diario e fiction. Per Alessandro Meluzzi, "questo aspetto di Freud fa parte della tradizione letteraria del romanzo, tutta la grande narrativa ci dice che tra letteratura e psicanalisi c'è una evidente sovrapposizione".

Professore, come si spiega l'aspetto letterario di Sigmund Freud?
Per capire bene il significato letterario e narrativo di Freud c'è da considerare un duplice aspetto. Il primo è quello che rimanda all'idea stessa della psicanalisi che nelle sue stesse fondazioni epistemologiche non è altro che la narrazione di una memoria e il racconto di un rapporto. L'interpretazione dei sogni e della vita - questa sorta di analisi della vita - è dunque di per sé una grande narrazione.
Il secondo aspetto, invece?
La narrazione di un rapporto tra l'analista e l'analizzato, il fatto che queste due narrazioni diventino qualche cosa che ha anche a che vedere con la tradizione letteraria del romanzo, della novella e della narrazione, è qualcosa che ci dice che tutta la grande narrativa è attraversata da un fiume di psicoanalisi. Pensiamo ad esempio a quella tedesca con Goethe, quella francese con Flaubert piuttosto che Balzac o Maupassant, quella anglosassone da Shakespeare in avanti: esse ci dicono che tra letteratura e psicanalisi c'è sempre stato una grandissima  sovrapposizione e dunque non ci dobbiamo stupire affatto che fosse così anche per Freud.
Lo stesso Freud si era posto il dubbio se essere scrittore piuttosto che scienziato, soprattutto nel suo periodo giovanile.
Infatti. Se collochiamo la vicenda dal punto di vista storico quello che non si può dimenticare è che il personaggio che forse Freud tra i suoi contemporanei subì ed ammirò di più era lo scrittore Arthur Schnitzler, grandissimo narratore e in qualche modo anticipatore delle tematiche dell'inconscio. Un racconto come Il doppio sogno ad esempio ci fa rendere conto che molte di quelle considerazioni che poi entrano nelle interpretazioni psicanalitiche - come l'interpretazione dell'inconscio, o la presenza del doppio e l'ambivalenza, o il tema della dimensione fantasmatica dell'esistenza al di fuori delle logiche della ragione - sono qualche cosa che già la grande letteratura mitteleuropea aveva affrontato.
Si potrebbe citare in questo senso anche Kafka o no?
Assolutamente, Kafka è al massimo grado di questa coscienza psicoanalitica. Tutto questo allora ci dice che Freud non è l'inventore dell'inconscio e che la psicanalisi non è la prima formula tecnica o metodologia di racconto della mente umana. Basta leggere addirittura Seneca  o anche Montesquieu per capire che la scoperta dell'inconscio non è l'appannaggio della tecnica psicanalitica.          
Qual è allora il merito dell'aspetto narrativo di Sigmund Freud?
Il grande merito di Freud è quello di aver condensato in un metodo, che aveva origine nel metodo medico neurologico e psicologico e da una grande tradizione umanistico letteraria, un approccio che per sua stessa natura si mette dentro la scienza, ai confini della scienza e ai confini tra scienza e arte. Questo vale soprattutto per l'ultimo Freud, quello di Eros e Thanatos e del Disagio della civiltà.



  PAG. SUCC. >