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LETTURE/ Inizio 2012, la grande lezione dei semplici a Orazio e Petrarca

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Non c’è dubbio che la luce di Gesù Bambino attiri a sé il sentimento degli uomini: Astro del ciel, pargol divin; Tu scendi dalle stelle, o re del cielo: i canti natalizi tradizionali insistono tutti su questo chiarore delle stelle sulla grotta di Betlemme. Ma poi lui cresce e si nasconde ancor di più, in Egitto, a Nazareth. Dov’è la sua luce nei nostri giorni fatti di veglia e di riposo, di code, di traffico, di cibo, di negozi, di impegni, di cielo, di alberi, di telefoni e poi di amicizie, di tristezze, di noia, di malattie?

Vedremo lo splendore eterno del Padre velato sotto l’apparenza della carne. Non siamo invitati a fare sforzi complicati per togliere quel velo, nell’illusione di fare a meno del segno, della vita come ci si presenta, dal momento che il Signore ha voluto salvarci, per usare le parole di Petrarca, proprio con il prender umana carne.

È sufficiente voler rimanere dentro l’alone di quella luce vera che illumina ogni uomo. L’augurio è che i primi passi del nuovo anno possano iniziare da qui e continuare sempre più convinti e spediti nelle vicende che il 2012 ci riserverà.

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