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IL CASO/ 1. Hockney contro Hirst, a Londra è scoppiata una "guerra" tra artisti

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David Hockney, Bigger trees near water, 2007 (Infophoto)  David Hockney, Bigger trees near water, 2007 (Infophoto)

In effetti Hirst è un artista tanto provocatorio quanto capace di opere di straordinaria drammaticità. Tutti hanno in mente il suo squalo messo nella grande cassa di vetro e immerso nella formaldeide. È un’immagine che vista dal vero riempie di meraviglia e sgomento, in particolare se si pensa al titolo che Hirst le ha dato: The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, ovvero L’impossibilità fisica della morte nella mente di una persona che vive. Ricordo di aver visto una sua mostra al Museo Archeologico di Napoli in cui i suoi animali si alternavano alle statue classiche con un effetto potente e spiazzante. Ad esempio era difficile non pensare ad un’immagine sacra guardando la purezza di quel suo agnello, chiuso in formaldeide e messo su un ripiano che poteva sembrare un altare.

Certo, poi Hirst ha anche un aspetto assolutamente insopportabile legato ai suoi eccessi di protagonismo, al fatto di essere dentro una macchina infernale del mercato che gli impone di alzare sempre il tiro per non perdere il centro della scena. Ma liquidarlo per questi suoi atteggiamenti è un errore semplicistico. Dovessi trovare una sintesi a questa polemica, direi questo: Hockney ha ragione. Ma non è detto che chi ha ragione sia anche il più grande.

 

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