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STORIA/ Aga-Rossi: aggressori o vittime? La triste odissea dell’Italia nei Balcani

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Non tanto sul piano delle direttive, che a volte erano altrettanto dure, ma su quello della loro attuazione; per il carattere tipico dei nostri soldati, propensi a non eseguire alla lettera gli ordini più spietati. Considerare solo i comandi, come hanno fatto alcuni storici, e non le modalità di esecuzione e con esse anche le eccezioni, dà una visione deformata. Soprattutto, l’atteggiamento è stato diverso nel periodo della gestione ordinaria dell’occupazione: in particolare in Grecia, molti soldati italiani vivevano a contatto con i greci nelle loro case, erano disponibili ad aiutare la popolazione affamata... I tedeschi invece avevano verso la popolazione un distacco e un disprezzo totale.

Arriviamo dunque al momento più tragico, all’8 settembre. Nel libro emerge molto chiaramente che gli italiani arrivarono totalmente impreparati all’armistizio, mentre i tedeschi erano pronti da molto tempo...

 L’armistizio colse i militari italiani del tutto impreparati al cambiamento improvviso, da un momento all’altro, dei rapporti tra le forze in campo: i tedeschi, da alleati, diventarono nemici. Quando a metà agosto furono avviati i primi contatti, che avrebbero portato alla firma dell’armistizio, il Capo di stato maggiore Ambrosio aveva suggerito a Badoglio di avvertire i comandanti nei Balcani e di far tornare in Italia almeno una parte delle divisioni, il che sarebbe stato anche logico, visto che un mese prima c’era stato lo sbarco alleato in Sicilia. Ma Badoglio – c’è una sua dichiarazione – disse chiaramente che avrebbe preferito perdere mezzo milione di uomini piuttosto che rischiare di far capire ai tedeschi che l’Italia stava pensando all’armistizio. L’8 settembre 1943 oltre il trenta per cento dell’esercito italiano, 650 mila uomini, era stanziato nei Balcani, eppure il governo Badoglio decise di non rimpatriare una parte delle trentacinque divisioni né di avvertire i loro comandanti delle trattative in corso con gli angloamericani per non rischiare di insospettire l’alleato. Non solo, vennero ceduti ai tedeschi gli aeroporti in Albania, dove erano quasi del tutto assenti loro truppe, e molte posizioni cruciali in Grecia, dove il comando alla fine di luglio fu assunto dalla Wehrmacht. Soltanto alcuni settori ricevettero nei primi giorni di settembre ambigue direttive di un possibile colpo di mano da parte tedesca, ma la maggior parte dei comandi seppe dell’armistizio solo dalla radio.

Quale fu l’atteggiamento dei soldati?

Solo in pochi ascoltavano Radio Londra, tutti gli altri si informavano con la propaganda fascista. Se ricordiamo che i nostri soldati erano andati in guerra malamente equipaggiati, che molti di essi erano lontani da casa ormai anche da due anni, che c’era una preoccupazione diffusa per quello che accadeva in Italia – pensiamo ai massicci bombardamenti sulle città italiane nel primo semestre del ’43 – ci rendiamo conto della grande stanchezza della guerra che regnava tra i nostri soldati, che contribuì allo sbandamento seguito all’annuncio dell’armistizio, non preparato e accompagnato da ordini contradditori e incerti. Possiamo immaginare la sorpresa al proclama di Badoglio e la difficoltà di interpretarlo: le nostre forze, mentre cessavano le ostilità contro gli angloamericani, avrebbero reagito «ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza»... da molti soldati quel proclama venne accolto con gioia e interpretato come la fine della guerra.

E da parte tedesca?



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