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STORIA/ Aga-Rossi: aggressori o vittime? La triste odissea dell’Italia nei Balcani

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In generale la guerra italiana dovrebbe essere studiata nella sua completezza, cosa che non è stata fatta. Per questo abbiamo voluto scrivere un libro che comprendesse due periodi finora trattati separatamente dagli storici, quello della guerra e dell’occupazione in Albania, Grecia e Jugoslavia dal 1939 al 1943 e quello del biennio 1943-1945, su cui non esiste un’opera complessiva e documentata scientificamente. Gli stessi militari, descritti come criminali di guerra nei Balcani dal 1940 al 1943, divengono poi vittime o eroi partigiani negli anni 1943-1945. Abbiamo sentito il dovere morale di ricostruire la loro tragica odissea, che ha coinvolto milioni di famiglie, per poi essere rimossa dalla memoria collettiva. Anche le vicende del fronte in Africa dovrebbero essere riviste, perché  laggiù il nostro esercito si comportò con valore, anche se in una guerra sbagliata. Quello dell’italiano vigliacco è uno stereotipo che dovrebbe essere senz’altro rivisto: a cominciare dalla storiografia anglosassone, dove gli italiani sono quelli che si arrendono e basta. Ma sono semplificazioni che andrebbero ormai definitivamente superate.




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