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PAPA/ 1. Lo scienziato: la ragione di Benedetto ha molto da insegnare agli educatori

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La nebulosa del Cavallo (immagine d'archivio)  La nebulosa del Cavallo (immagine d'archivio)

Io insegno ai giovani varie materie scientifiche molto specialistiche, sulle quali per ovvie ragioni ora non posso soffermarmi. Ma cerco sempre di dare una visione più completa e globale, in modo che i miei studenti conoscano il dettaglio, senza mai perdere di vista la prospettiva del senso.

Questo punto di vista «allargato» è proprio necessario alla ragione scientifica? La scienza si occupa della parte, non del tutto...

Lo dovrebbe essere. Lo scienziato che non sa vedere questa apertura della ragione non riesce a realizzare la propria persona. È chiaro che la scienza, impiegando il metodo scientifico basato sull’esperimento – inteso come misurazione di qualcosa che avviene nello spazio-tempo – non può pretendere di dire nulla su ciò che è trascendente. E non mi riferisco immediatamente alla religione, ma al fatto che ci sono realtà come l’amicizia, l’amore, la libertà, la giustizia, che non sono misurabili. Tutto ciò che la scienza fa (e sa) dovrebbe essere complementare ad un sapere più ampio, aperto alla trascendenza. Se la scienza si isola diviene qualcosa di parziale e cessa di essere «soddisfacente» per la persona: non adeguata alla sua statura antropologica.

Se nel vecchio positivismo si usava la scienza per negare il trascendente, può ora la scienza essere luogo di apertura ad esso?

Col tempo, la straordinaria intuizione di Galilei e l’autolimitazione insita in essa – la rinuncia a «tentar l’essenza» per vedere solo le interazioni tra i fenomeni – si è persa, e la scienza ha creduto di poter conoscere tutta la realtà. Adesso «dall’interno» della scienza, con la fisica quantistica, abbiamo capito che se vogliamo descrivere ciò che avviene nello spazio tempo dobbiamo rinunciare in maniera sostanziale all’essenza del mondo reale, che si manifesta a noi nello spazio e nel tempo ma che in sè è qualcosa di irraggiungibile. Ci sono dunque forti ananlogie tra l’indagine scientifica del mondo fenomenico e la conoscenza del trascendente, perché entrambe hnno una carateristica di irraggiungbilità.

Come può l’uomo di scienza educare alla «dimensione morale e spirituale dell’essere», che è quella alla quale il Papa richiama per lo sviluppo della educazione e della libertà?

Facendo bene il suo lavoro, senza invadere campi altrui e rimanendo all’interno della scienza. Mi ha colpito molto il passaggio in cui il Pontefice afferma che l’educazione dovrebbe avvenire non dando delle regole, ma offrendo un esempio di vita: come fa chi è testimone. Cosa fa la scienza? Ricerca la verità nel suo ambito possibile. In questo essa ha caratteristiche di enorme onestà intellettuale, che possono insegnare molto a tutti gli educatori.

Si spieghi, professore.



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