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PAPA/ 1. Lo scienziato: la ragione di Benedetto ha molto da insegnare agli educatori

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La nebulosa del Cavallo (immagine d'archivio)  La nebulosa del Cavallo (immagine d'archivio)

Lo scienziato vero è attratto a fare scienza dall’aspirazione a conoscere qualcosa di vero, che nel caso della conoscenza scientifica diviene inconfutabile – appunto – attraverso l’esperimento. Io, scienziato, creo un modello di realtà che cerco di falsificare: se ciò non mi riesce, vuol dire che mi avvicino alla realtà più di quanto accadeva nella visione precedente. Cambiare opinione perché si è di fronte ad un’evidenza che impone di assoggettarsi a quello che la natura ci dice, crea una stuazione di grande onestà intelletuale che può essere fonte di ispirazione anche in altri ambiti.

La scienza è pericolosa per la pace?

No. La scienza di per sè è ecumenica: io posso lavorare con persone che vengono da tradizioni e linguaggi completamente diversi ma le nostre argomentazioni, fatte attraverso il metodo scientifico, ci permettono di comunicare. Mi sembra il modello di una ecumene più generale. La scienza non ha limiti, ciò cui va posta attenzione è l’applicazione della scienza, ossia la tecnologia. In altri termini: non è che fermo l’indagine sulla struttura nucleare perché un bel giorno scopro che per questa strada posso produrre la bomba atomica. L’unico mio motore è la ricerca della verità: nel mio caso di scienziato, la verisimilitudine del modello con il dato scientifico.

Morale?

La tensione dello scienziato verso un modello più rispondente ai dati sperimentali ha in se stessa la sua motivazione: non ha motivazioni esterne, perché la sua ragione è innanzitutto affascinata dal problema che vuole mettere in forma razionale. Il limite che eventualmente va considerato è nell’applicazione di questi risultati alla vita dell’uomo: qui entra in gioco il rispetto della persona, su cui richiama l’attenzione il Pontefice.

Dove si avverte di più la sfida della scienza nell’educazione dei giovani?

Grazie alla tecnologia le giovani generazioni usano i risultati della scienza con una velocità tale che non ha riscontro nella generazione dei docenti. Il global network ha eliminato il rito dell’iniziazione: si brucia, in tempi rapidissimi, la trasmissione di conoscenze come evento preminente nel rapporto tra maestro e allievo. In questo modo le informazioni sono senza filtro, non più mediata da qualcuno, e il web, anonimo, mi presenta tutto allo stesso livello di valore, senza quell’uno – l’educatore – che introduce al tutto. Allora oggi è ancor più fondamentale il ruolo del soggetto educativo, intendendo con questo il docente, ma anche la famiglia, che deve riproporre una educazione vera, mediata; anche contrastando, in maniera forte, l’attacco che viene dal global network. La posta in gioco è nientemeno che l’irrilevanza del rapporto educativo, centrato, come dice così bene il Papa, non su una ma su due libertà. Se ciò avvenisse sarebbe il suo sostanziale fallimento.



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