BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

KOHL/ Buttiglione: la sua lezione alla Merkel (e a noi) non è ancora finita

Pubblicazione:

La caduta del Muro di Berlino, 9 novembre 1989 (InfoPhoto)  La caduta del Muro di Berlino, 9 novembre 1989 (InfoPhoto)

La Germania ha completato rapidamente la propria ricostruzione ed è diventato il Paese più ricco d’Europa con un ruolo fondamentale anche nell'Unione europea. Kohl ha sempre rivendicato ed esercitato questo ruolo di guida, ma con tatto e generosità. Una volta mi ha detto “se vedo la bandiera tedesca la saluto una volta, se vedo la bandiera francese la saluto tre volte, perché mi ricordo del male che i tedeschi hanno fatto alla Francia”. Lo stesso avrebbe potuto dire di molte altre nazioni europee. Negli anni della riunificazione della Germania e dell’Europa, Kohl ha usato generosamente la forza della Germania al servizio di un disegno politico di riconciliazione e di pace. La visione politica ha prevalso sul calcolo strettamente economico. L’Europa è il benessere, ma non un benessere fine a se stesso, piuttosto un benessere per assicurare la pace. 

Angela Merkel appartiene ad un’altra generazione e ad un altro contesto spirituale. Anche questo non è un contesto solo individuale ma esprime il modo di essere e di pensare di un’altra generazione. La rottura generazionale, per la verità, non avviene con la Merkel ma piuttosto con Schroeder. La  nuova generazione di tedeschi istintivamente vorrebbe essere un popolo come tutti gli altri, senza una pesante memoria storica con cui fare i conti ed anche senza un ruolo di guida all’interno dell’Europa.

La nuova generazione è cresciuta in un mondo pacificato. Per loro la riconciliazione è un fatto compiuto ad anzi dato per scontato. Una guerra fra Francia e Germania è per loro inconcepibile e, quanto a questo, anche una guerra fra la Germania e qualunque altro Paese europeo. Il contenuto politico dellUnione europea non viene sentito con la stessa forza e si è più proclivi a calcolare se e quanto l’Unione europea serva e chi ci guadagni di più o invece di meno. Si ha meno voglia di guidare ed anche meno voglia di pagare più degli altri o di rispettare le suscettibilità dei vicini. Il 68 ha anche cambiato la sensibilità culturale. Invece di vedere nel nazismo la conseguenza dell’allontanamento dalla fede, molti vedono in esso lespressione di una mentalità autoritaria che sarebbe condivisa anche dalle chiese cristiane e che dovrebbe essere superata in un assoluto relativismo. Questa crisi spirituale investe anche la Democrazia Cristiana, tentata di ridefinirsi in modo unilaterale come partito dellefficienza economica piuttosto che come partito dei valori cristiani.

Angela Merkel guida una Germania profondamente cambiata e mostra chiaramente di comprendere benissimo gli umori del Paese che guida. Li condivide interamente? È capace, se necessario, di dire al popolo verità sgradevoli e di guidarlo e convincerlo invece di limitarsi a seguire le tendenze di superficie dellopinione pubblica? Angela Merkel non è una persona senza convinzioni. Il padre era un pastore protestante che apparteneva alla Chiesa Confessante (die bekennende Kirche), la minoranza della Chiesa evangelica guidata da Niemoller e Barth che si oppose al nazismo. Mentre milioni di persone fuggivano dall’Est verso l’Ovest per sfuggire il totalitarismo comunista, il padre della Merkel emigrava dall’Ovest all’Est perché credeva davvero che il comunismo potesse costruire una nuova Germania. Evidentemente l'uomo si sbagliava, ma nessuno può dire che non avesse carattere. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >