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NOBEL LETTERATURA 2012/ Mo Yan, il realismo magico di un "dissidente ma non troppo"

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Mo Yan, Nobel per la letteratura 2012 (InfoPhoto)  Mo Yan, Nobel per la letteratura 2012 (InfoPhoto)

Mo Yan non è da considerare un autore dissidente e nemico del Governo che va a caccia di fatti o episodi che possano infastidire il regime, ma nemmeno racconta ciò che il Partito desidera sentirsi dire a tutti i costi. Non è una letteratura di regime.

 

Qual è l'idea di Cina che i testi di Mo Yan ci restituiscono?

 

Per fare un esempio, possiamo dire che Mo Yan ha adattato il realismo magico sudamericano al Paese di Pechino. E' una specie di Gabriel Garcia Marquez cinese e, sotto questo punto di vista, è affascinante perché se la tecnica può essere simile il risultato è molto differente: del resto, la Cina è diversissima dall'America Latina. Le sue descrizioni si basano sul racconto della campagna cinese e le storie difficili e complicate che racchiude: insomma, un realismo pieno di forza.

 

Mo Yan è molto conosciuto e letto in patria?

 

Sì, è letto e molto venduto. Se vogliamo è il contrario di Gao Xingjian, che da molti anni vive in Francia perché costretto all'esilio, primo cinese a vincere il Nobel nel 2000 ma praticamente sconosciuto in patria.

 

Quali possono essere i motivi che hanno portato Stoccolma a preferire Mo Yan al più conosciuto e commerciale Murakami?

 

Credo che sia per il fatto che il Giappone ha già vinto molti Nobel per la letteratura, ricordo Yasunari Kawabata o Kenzaburo Oe mentre la Cina ne ha vinti solo due. E' insensato che un Paese così esteso con una letteratura forte e un mondo culturale tanto vivace non sia stato fin qui riconosciuto dal resto del mondo; in fondo, il Nobel per la letteratura è anche una sorta di promozione, non solo di un autore o di un'opera, ma soprattutto di una letteratura nel mondo. Paradossalmente, la non promozione della letteratura cinese da parte dell'Accademia di Stoccolma era un fatto che, alla lunga, non avrebbe escluso Pechino ma Stoccolma.  



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