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LETTURE/ Un piccolo dolce, il perdono, la fatica del vivere

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Così accade in un racconto meno noto, ma in assoluto uno dei suoi più belli, Una cosa piccola ma buona (che appare anch’esso nel film Short Cuts di Altman). È la storia, che non risparmia alcun dettaglio del dolore, di una coppia che perde l’unico figlio il giorno del suo ottavo compleanno. Vittima di un automobilista che non si ferma neppure a soccorrerlo, il bambino muore dopo alcuni giorni di agonia. La mattina del suo compleanno, la stessa dell’incidente, la mamma si era recata da un pasticciere di un centro commerciale a ordinare la torta per la festa di compleanno. Torta che ovviamente nell’incalzare dei drammatici eventi rimarrà dimenticata in negozio. L’unico che non se ne dimentica è il pasticcere che ignaro di quanto accaduto, comincia a tormentare la coppia con telefonate minatorie anonime a tutte le ore del giorno e della notte. Vuole i suoi soldi, quelli del saldo. Una cattiveria apparentemente senza senso, fino a quando la madre convince il marito a recarsi dal pasticciere. Le accuse di malvagità all’uomo sono ovvie, ma ecco che come sempre nei racconti di Carver accade l’imprevedibile. Il pasticciere saputo della morte del piccolo si scusa: non sono cattivo, dice, non sono malvagio. “Non so più come comportarmi a quanto pare” aggiunge. “Vi prego permettetemi di chiedervi solo una cosa, ve la sentite in cuor vostro di perdonarmi?”.

Ecco due umanità diverse ma accomunate dal dolore che si incontrano: la coppia che ha perso l’unico figlio, il pasticciere che non ha mai avuto figli ma ha desiderato averli, condannato a fare torte di compleanno per i figli degli altri, e in questo accadere “non sa più come comportarsi”. Ha perso la consistenza del proprio io, come rischia anche la coppia accecata dalla morte del figlioletto. Il dolore lo ha corroso e corrotto. Con un gesto imprevedibile, il pasticciere tira fuori qualche dolce: “Probabilmente avete bisogno di mangiare qualcosa” dice “spero vogliate assaggiare i miei panini caldi. Dovete mangiare per andare avanti. Mangiare è una cosa piccola, ma buona in un momento come questo”. Il gesto apparentemente banale, ma caritatevole, la partecipazione al dolore altrui, l’immedesimarsi e l’offrire: niente di che, perché davanti al dolore più grande, la perdita di un figlio, che cosa si può fare o dire? Nulla. Solo, offrire “una cosa piccola, ma buona”. In quel pane condiviso, poi, uno può vederci anche il gesto eucaristico dello spezzare il pane. Come è la vita, fatta di dolori immensi e indicibili, e di cose piccole, ma buone che rendono la ferita sopportabile. 

La coppia e il pasticciere si ritrovano insieme tutta la notte, fino alle luci dell’alba, a condividere quei piccoli dolci. Si confortano e sostengono a vicenda. “Rimasero lì a parlare fino all’alba, un chiarore pallido e intenso che entrava dalle vetrine senza che venisse loro in mente di andarsene”. Una cosa piccola ma buona: e forse, anche nel dolore, l’inizio di una umanità diversa. 

 



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