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ARTE/ Daumier, "sconfitto" ma fedele ai propri sogni

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Uno dei tanti Don Quijote di H. Daumier (1868, particolare. Fonte: Wikipedia)  Uno dei tanti Don Quijote di H. Daumier (1868, particolare. Fonte: Wikipedia)

La figura letteraria più amata dal nostro pittore è però don Chisciotte. All’hidalgo dedica stampe, disegni, dipinti. Lo studia a lungo e lo raffigura nelle più svariate situazioni. Chi si aspetta un don Chisciotte irriso, beffeggiato, rimarrà probabilmente deluso nel vedere le opere che Daumier gli dedica: nel raffigurarlo infatti mette da parte ogni sfumatura comica e punta dritto all’animo del personaggio. Non è semplice capire le ragioni di una simile scelta. Forse in don Chisciotte Daumier ritrova l’immagine di suo padre Jean-Baptiste, che aveva abbandonato la provincia (e un lavoro sicuro) per tentare la carriera di poeta a Parigi. O forse nel personaggio cantato da Cervantes vede addirittura se stesso. Infatti, nonostante le entusiastiche recensioni dei principali intellettuali del tempo (Baudelaire, ad esempio, riconosce in lui «uno dei rappresentanti più eminenti non solo della caricatura, ma dell’arte moderna in generale»), le tasche sono sempre vuote e molti – sua moglie in testa – non perdono occasione per criticare il suo attaccamento alla satira. 

A Daumier questi scogli, per quanto rognosi, non offrono comunque motivi sufficienti per congedare le amate litografie e così, giorno dopo giorno, continua a fare il lavoro che gli piace con la stessa dignitosa pazzia dei suoi don Chisciotte. Continua imperterrito a combattere la sua battaglia, convinto che a restare sconfitto non è chi viene emarginato dalla massa, ma chi getta al vento la vita senza inseguire i propri sogni.

 

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