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RUSSIA/ Chi può salvare l'uomo quando è stanco di se stesso?

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Madre Marija Skobcova, ortodossa russa emigrata a Parigi che avrebbe dato la vita scambiandosi in un lager nazista con un’altra prigioniera, coglieva la vera vertigine della libertà, dicendo: «A cosa ci impegna il dono della libertà che ci siamo trovati addosso?.. Nel campo della vita spirituale non c’è posto per il caso, né ci sono epoche più o meno fortunate, ci sono invece dei segni che bisogna capire e delle vie che bisogna seguire. E noi siamo chiamati a grandi cose, perché siamo chiamati alla libertà». A uomini simili può essere tolta persino la vita, ma loro possono disarmare il carnefice facendogli dono del proprio essere. Al suo vertice massimo è l’esperienza del martire, da Massimiliano Kolbe a madre Marija; come avrebbe detto più tardi Patočka, «esistono cose per cui val la pena soffrire, e che le cose per cui eventualmente si soffre sono quelle per cui val la pena vivere», in un’assoluta disponibilità al sacrificio di sé e, continua Patočka, del proprio «giorno». Dove l’uso di questa espressione, il parlare della rinuncia a una dimensione diurna deve farci capire che il sacrificio di cui si sta parlando ha un’estensione molto ampia: va dal sacrificio della vita e della libertà per un detenuto in un campo di concentramento al sacrificio del benessere e del prestigio sociale per un libero, al sacrificio dei propri progetti per ciascuno di noi; un sacrificio che, precipitandoci nella notte, ci spinge alla ricerca delle stelle.

Una delle tragedie del mondo contemporaneo, invece, ciò che rende la sua vita insopportabile e piena di angoscia – ciò che genera, in definitiva, la crisi − è il fatto che «l’uomo si è stancato di se stesso»; ha sì creduto di potersi affermare meglio e più pienamente liberandosi di Dio, ma in realtà ciò che ha ottenuto è esattamente il contrario. «Il problema fondamentale dei nostri giorni non è il problema di Dio – come pensano molti, come pensano spesso anche i cristiani che esortano alla rinascita cristiana, – il problema fondamentale dei nostri giorni è innanzitutto il problema dell’uomo», dice Berdjaev, e quindi precisa: «gli uomini hanno rinnegato Dio, ma così facendo non hanno messo in dubbio la dignità di Dio, bensì la dignità dell’uomo. L’uomo non può tenersi in piedi senza Dio. Per l’uomo Dio è appunto l’idea suprema, − la realtà che edifica l’uomo».

Gli uomini rinnegando Dio non hanno soltanto rinnegato l’uomo, ma hanno finito col distruggere il mondo stesso e la vita. Senza un Dio davanti al quale riconoscere il proprio peccato e dal quale attendere la salvezza, l’uomo non solo è ridotto a un essere inevitabilmente senza speranza, ma i suoi mali e le sue disgrazie restano appese al nulla. 



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