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J'ACCUSE/ Barcellona: da Eco a Saviano, gli intellettuali che "lavorano" per la crisi

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Roberto Saviano (InfoPhoto)  Roberto Saviano (InfoPhoto)

È veramente sconcertante constatare come gli intellettuali che fanno opinione pubblica nel nostro Paese continuino a rappresentare la realtà in cui siamo immersi talmente infetta da malattie inguaribili da suggerire soltanto una vera e propria fuga dal mondo. Mi ha lasciato esterrefatto un lungo articolo di Umberto Eco che, dopo aver ricordato gli anni della sua giovinezza nella Milano creativa dei cabaret e dei cantautori, descrive una realtà attuale dominata dalla presenza mafiosa totalizzante, in modo così putrescente da indurlo a suggerire come via d’uscita dal rischio della contaminazione e del contagio la fuga da una società irrimediabilmente perduta ad ogni discorso di cambiamento. Secondo Eco non è neppure possibile un’alleanza degli onesti contro i criminali; l’unica via di salvezza è quella, assolutamente personale, di non frequentare più nessuno respingendo tutti gli inviti e tutte le occasioni di incontro. 

Sebbene possa essere comprensibile il senso di ripulsa provocato daLla continua scoperta di collusioni mafiose e di vere e proprie bande che usurpano il potere dei cittadini, mi sembra deplorevole che un intellettuale del suo livello, che non ha esitato a far parte dell’establishment, godendo di una tribuna pubblica sempre a sua disposizione, concluda la riflessione sul presente con un invito a sottrarsi ad ogni responsabilità. Più che un atto di disperazione individuale è, a mio parere,  una manifestazione di codardia di fronte al nemico. A parte il fatto che la Milano della nostalgia giovanile è esistita solo nella sua fantasia, poiché, a parte l’attuale penetrazione mafiosa, non dovremmo mai dimenticare che Milano è stato il luogo in cui si sono sviluppate le iniziative più perniciose per il Paese: a Milano è nato il fascismo, a Milano è nato il craxismo, a Milano è nato il berlusconismo. Nessuno degli intellettuali che decantano la primazia del Nord è riuscito mai a capire e a spiegare perché nella sofisticata Milano dei grandi circoli culturali siano potute crescere forme di perversione sociale che hanno contribuito non poco al degrado della nostra vita pubblica. 

Perché nessuno tra gli opinionisti si è mai chiesto cosa implicasse, per la formazione dell’etica pubblica, il principio introdotto da Berlusconi secondo cui la prostituzione non è più quello strano confine tra trasgressione e desiderio, rappresentato dalla pittura di Toulouse Lautrec e da tanti maestri della letteratura, ma piuttosto un nuovo strumento per ottenere riconoscimenti pubblici e cariche politiche? Si è combattuto Berlusconi con il giustizialismo ma non si è fatta una seria analisi di ciò che le sue pratiche indecenti di uso e abuso della sessualità femminile introducevano sul terreno della convivenza sociale. 

Allo stesso modo trovo davvero incomprensibile come Fabio Fazio, che è in grado di decidere il successo o l’insuccesso di un libro, offra in una trasmissione televisiva un enorme spazio a Roberto Saviano per raccontare, come fossero novità, fatti e misfatti già letti su tutti i giornali, per arrivare anche in questo caso alla conclusione che tutti i voti dei cittadini sono appaltati a boss della mafia e della ’ndrangheta che li offrono per denaro ai politici di turno. 



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COMMENTI
20/10/2012 - Passione e ragione nel giudizio storico-politico (Salvatore Ragonesi)

Come al solito, Pietro Barcellona dimostra di essere un grande intellettuale che produce idee, pensieri e ragionamenti e che costringe a riflettere, a pensare e ad approfondire i propri concetti. In questo intervento le cose che colpiscono sono tante e tutte meriterebbero di essere recuperate in positivo per un ulteriore ripensamento critico. Io mi limito, per mancanza di spazio, a commentare la sua visione stranamente "antimilanista" in virtù della quale "non dovremmo mai dimenticare che Milano è stato il luogo in cui si sono sviluppate le iniziative più perniciose per il Paese", dal fascismo al berlusconismo, passando per il craxismo; ma ignorando, e non è un caso, il leghismo della prima ora, quello che in effetti costituisce il fenomeno più scandaloso e orribile in una città e in una regione intellettualmente e culturalmente all'avanguardia. A Milano bisogna riconoscere, invece, la sua enorme forza culturale, quella che permise al più famoso concittadino di Pietro Barcellona, Giovanni Verga, di trovare tutte le condizioni per sviluppare il suo verismo e le sue qualità letterarie. A Milano è necessario attribuire la capacità di attrazione, aggregazione e unificazione nazionale sotto l'aspetto economico, politico e culturale, assieme a quell'altro faro di civiltà che è Firenze. Ovviamente, le volgarità e le contraddizioni non sono mancate sia nell'uno che nell'altro centro di irradiazione. Perciò ritengo che Barcellona debba essere più prudente nello svolgere le sue considerazioni appassionate.