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IDEE/ Sedakova: il "trauma sovietico" ha molto da insegnare all'Italia della crisi

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È difficile, dopo quest’incubo, non rifuggire ogni “collettivo” o la partecipazione a ogni tipo di compagnia. È un grave trauma sovietico. Se non vuoi tradire te stesso e ciò che ti è caro, fuggi ogni tipo di consorzio allargato.

Ecco quanto ci è rimasto dopo la nostra esperienza. L’uomo postsovietico è individualista all’estremo, come forse non ce ne sono mai stati nella storia. Questa è una prima variante; ma ne esiste anche un’altra. Il secondo tipo di uomo postsovietico (in realtà continua ad essere sovietico, anche se adesso si fa chiamare “ortodosso”), continua ad essere un “collettivista”, a voler aderire a una collettività che lo sollevi dalla responsabilità personale. E continuerà con piena convinzione (“senza riserva”, come si diceva nel linguaggio sovietico) a bollare qualcuno e a sostenere qualcun altro, a seconda di quello che gli diranno di fare. Continuerà come per l’innanzi a non tollerare chi la pensa diversamente. Perché a pensarla diversamente sono solo “nemici”, “estremisti” o “venduti”. È un uomo di sentinella sui confini: il nemico non passerà!

Ebbene, tornando ai “nastrini bianchi”: io ci vedo, innanzitutto, la liberazione da questa fobia della compagnia, dal trauma del collettivo. Ed è una liberazione prodottasi inaspettatamente. Vediamo un gigantesco consorzio di persone radunatesi liberamente, senza essere legate da nessun programma o ideologia concreta: perché tu sia contro umiliazioni e menzogne, non occorrono programmi di partito. Vediamo migliaia e migliaia di persone che non bollano, non denigrano nessuno. Persone normalissime. E che si sentono bene, libere, insieme. Nessuno ha assunto un volto “generale”, diverso, che non sia il suo proprio. Gente viva, senza affettazione, diversissima – eppure tutti insieme! E in mezzo a loro quegli “uni” a cui generalmente “tutti” davano addosso. E che forse per la prima volta negli ultimi cent’anni non sono più soli.

Oggi, in un momento in cui la scena politica è decisamente cambiata, posso confermarlo: abbiamo visto realmente un’altra Mosca, che ci ricordava com’era stata la città tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90. In questa rivitalizzazione della società c’era però anche un fattore di totale novità, che testimoniava come in Russia negli anni postsovietici sia apparso un nuovo tipo di persona o un’altra condizione interiore. Io lo chiamerei, nel modo più semplice, un uomo per il quale l’umanità sia la norma. Non si è ancora riusciti a trovare una definizione per questo vastissimo schieramento di «nastrini bianchi»: «cittadini arrabbiati (o allegri)», «classe creativa», «nuova intelligencija»… I sostenitori del movimento sottolineano il livello culturale e intellettuale dei partecipanti, gli avversari il loro benessere materiale («dimostrazioni di visone», «habitué dei caffè d’élite» ecc.). I sociologi, tuttavia, non ritengono che il censo sia un elemento caratterizzante del movimento; non era assolutamente un movimento di «ricchi», esattamente come non era un movimento di «atei»: al contrario, i dati sociologici mostrano che la percentuale dei credenti alle prime manifestazione era molto alta.

Il carattere festoso delle prime manifestazioni ha immediatamente portato alla ribalta nel dibattito il tema del carnevale (popolare in Russia in riferimento alle opere di Michail Bachtin). Il carnevale come forma di libertà, il mondo a gambe all’aria. Io penso che in realtà si trattasse dell’esatto opposto al carnevale «classico», che consente a che vi prende parte una libertà da alcune regole assodate, a condizione però che si conservi l’anonimato apparendo in sembianze diverse, cioè in maschera. «Questo adesso non sono io!», dice chi prende parte al carnevale. Chi partecipava alle «dimostrazioni bianche» faceva esattamente l’impressione opposta: era gente che scendeva in piazza a viso scoperto, gettando la consueta maschera sociale. Gente che insisteva proprio sul fatto di essere, di esistere così com’era. «Voi non vi immaginate neppure chi siamo», era uno degli slogan più famosi, rivolti alle autorità, che si vedevano nelle dimostrazioni. Un’altra differenza dal carnevale è che queste persone non volevano un «mondo alla rovescia», al contrario, chiedevano che si ritornasse alla norma della convivenza umana. Questa è una novità assoluta nella storia della Russia.



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COMMENTI
28/10/2012 - Bisogna sempre porsi delle domande (Mariano Belli)

Cara Olga, non vivo in Russia e giudico da fuori....ma ad avercelo noi un Presidente come il vostro che fa gli interessi della nazione e quindi del suo popolo! Non credo che il popolo russo, nella sua lunga storia, sia mai stato così bene come in questi ultimi anni... i nostri politici qui sono tutti asserviti al potere bancario, e stanno portando la gente alla rovina... Attenzione, che il vostro Paese fa molto gola agli americani, e sappiamo quali metodi usino (le "primavere" arabe sono state ideate e alimentate proprio dagli Usa....) : io non credo che i vertici di questo movimento di opposizione abbiano davvero a cuore gli interessi della Russia. La domanda da farsi è: chi c'è dietro?