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IDEE/ Sedakova: il "trauma sovietico" ha molto da insegnare all'Italia della crisi

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Si può chiamare questo movimento «occidentalista»? Anche qui, solo in un senso nuovo. Generalmente in Russia si collegava all’occidentalismo l’assunzione di determinati aspetti soltanto («nichilisti») dell’Occidente, e gli occidentalisti non parlavano dell’umanesimo occidentale, che ha radici cristiane. Ma, soprattutto, queste persone non si sono mai volute contrapporre in alcun modo all’Occidente, dicevano: «la Russia siamo noi», e noi viviamo insieme a tutti.

Io penso che l’elemento più importante e di maggior novità di questo movimento sia stato proprio la decisione di queste persone di dichiarare di essere loro il paese, la Russia, o almeno di appartenere a pieno diritto al suo popolo. Erano (eravamo) abituati a essere considerati dei reietti, degli emarginati, degli emigranti interni, e anche l’intelligencija aveva in qualche modo interiorizzato quest’autocoscienza. «Viviamo senza sentire sotto di noi il paese» (O. Mandel’štam). 

La reazione delle autorità, che ha trovato espressione in una serie di nuove leggi approvate durante l’estate, è volta esattamente a rimettere le cose al posto di prima, accusando tutti gli altri di essere «estranei» e nemici del popolo, di cui si cerca nuovamente di costruire un’immagine secondo il vecchio principio «classista». Secondo questo principio tutta Mosca è stata equiparata a un «territorio occupato dal nemico», per il quale bisogna battersi all’ultimo sangue, come fu con le truppe di Napoleone (a questo, alla vigilia delle elezioni, ha fatto appello il Presidente). Una volta vinte le elezioni, il Presidente ha fatto ingresso in una città completamente deserta, «ripulita» dai nemici.

Un’altra importantissima e nuova peculiarità del movimento «bianco» di protesta è il suo legame e, per molti aspetti, la sua origine da iniziative che non sono di protesta bensì umanitarie. Questa nuova autocoscienza si è manifestata pubblicamente per la prima volta nell’organizzazione di una trama di soccorsi volontari in occasione degli incendi dell’estate 2010, ma in realtà agiva anche prima, senza attirare l’attenzione, attraverso un gran numero di movimenti filantropici di «invisibili». Agli occidentali sembrerà strano che un’attività filantropica possa intendersi come un’attività di protesta. Per questo bisogna sapere che in epoca sovietica ogni libera iniziativa filantropica era vietata. Dopo aver cominciato istintivamente a «fare del bene», la gente ha percepito sia la propria forza, sia il valore del mettersi insieme, sia il gusto di queste cose, sia le proprie grandi possibilità di risolvere problemi che il potere e le strutture esistenti non sono in grado di affrontare. Questo modo di realizzarsi attraverso opere buone è il sintomo più indicativo del fatto che in Russia sta nascendo una nuova società.

Questa circostanza non è evidentemente passata inosservata alle autorità, che intraprendono tentativi d’ogni genere per ostacolare e impedire ogni movimento di volontariato, e non soltanto in difesa dei diritti umani. Sta preparandosi un nuovo inverno politico, che si presenta, a sua volta, come un movimento etico in favore dei «valori tradizionali», del patriottismo e di un’ortodossia sui generis, che dipinge i propri nemici come liberali amorali e anticlericali; e purtroppo queste sue affermazioni non sono del tutto infondate.

Ho l’impressione che all’interno di questo movimento sia iniziata una sorta di rottura e alterazione a partire da un evento che per mesi ha assorbito l’attenzione generale, la cosiddetta «preghiera punk» nella chiesa di Cristo Salvatore; o meglio, a partire dalla reazione a questo gesto, dalle misure repressive messe in atto nei confronti delle protagoniste e dalle assurde uscite dei «difensori dell’ortodossia». L’estetica di questa vicenda non ha niente a che vedere con le caratteristiche del movimento dei nastrini bianchi. Sono riapparse le maschere, le consuete provocazioni scandalistiche dell’arte attuale, il «rivoluzionarismo» ai limiti della criminalità già descritto da Dostoevskij e Leskov (non è un caso che movimenti radicali come quello di Limonov o il gruppo «Guerra» guardassero con indignazione le manifestazioni, ritenendole borghesi: in effetti, in questa società sarebbero stati messi ai margini). 



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COMMENTI
28/10/2012 - Bisogna sempre porsi delle domande (Mariano Belli)

Cara Olga, non vivo in Russia e giudico da fuori....ma ad avercelo noi un Presidente come il vostro che fa gli interessi della nazione e quindi del suo popolo! Non credo che il popolo russo, nella sua lunga storia, sia mai stato così bene come in questi ultimi anni... i nostri politici qui sono tutti asserviti al potere bancario, e stanno portando la gente alla rovina... Attenzione, che il vostro Paese fa molto gola agli americani, e sappiamo quali metodi usino (le "primavere" arabe sono state ideate e alimentate proprio dagli Usa....) : io non credo che i vertici di questo movimento di opposizione abbiano davvero a cuore gli interessi della Russia. La domanda da farsi è: chi c'è dietro?