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STORIA/ La pietà di Schuster sulle rovine dell’"inutile strage" di bambini a Gorla

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Era falso che i “liberatori” rispettassero la popolazione civile. Era falso che gli obiettivi fossero solo militari (la guerra del terrore mirava, invece, proprio alla popolazione civile e indifesa). Era falsa la propaganda di un regime, quello fascista, che voleva costruire l’Impero e “fare gli italiani”, e non riusciva nemmeno a proteggere la propria popolazione e a costruire rifugi aerei degni di questo nome. Era falso e ipocrita l’uso che il regime fece della notizia di quella strage in funzione di propaganda antiamericana. È falso e ipocrita il silenzio che su quell’evento è calato nella storiografia ufficiale del nostro Paese, nella volontà di riscrivere la storia in termini non reali, ma surrettiziamente ideologici.

Sul monumento che ricorda i “piccoli martiri” di Gorla sta scritto: «Ecco la guerra». La guerra è quasi sempre un’inutile strage, come aveva acutamente osservato papa Benedetto XV, di cui il generale Cadorna diceva che andasse fucilato come “disfattista”. Quando la strage riguarda delle vittime innocenti e un luogo di pace come una scuola, è ancora più evidente la sua inutilità.

Don Ferdinando Frattino, insegnante di religione alla Crispi, fu tra i primi ad accorrere tra le macerie della scuola di Gorla. Così ricorda l’arrivo del card. Schuster: «Il Cardinale Arcivescovo comparve poco dopo le 13 sul luogo dell’incursione. Dovevo essere a scuola a far lezione di religione: quel giorno per gli impegni parrocchiali non vi andai (...). Accorsi e mi trovai di fronte a un mucchio di macerie. Le scale erano crollate insieme ai bambini che stavano scendendo; gli alunni che erano arrivati per primi al fondo li trovammo come se dormissero. Quelli sulle scale rovinati e schiacciati. Appena il Cardinale mi vide sporco e lacero, mi chiamò due volte per nome: don Ferdinando! Don Ferdinando!».

Una madre, Gina Fiorentini, a distanza di anni ricorda l’accaduto: «Ero ferma davanti alle macerie della scuola crollata, ci sono stata per ore, e il mio bambino era là sotto. Era di venerdì, soltanto alla domenica mio marito l'ha trovato all'obitorio, tutto nudo ma bello, l'ha riconosciuto dai capelli che erano biondi. A fianco a lui c'erano dei sacchi con pezzi di bambini».

La guerra moderna colpisce soprattutto i civili, colpisce nella «massa», indistinta e quasi senza nome. La sua assurdità sta anche in questo. Proprio a partire dai bombardamenti a tappeto della seconda guerra mondiale e dagli orrori dei campi di sterminio e di concentramento è evidente che la guerra non ha di mira l’apparato militare, ma quello civile. Essa annichila ciò che ci fa essere civiltà: l’avere un nome e una storia, riducendoci a orrore, numero di morti e vergogna di ricordare.

Il Cardinale «mi chiamò due volte per nome». Non era solo la volontà di consolare, antica e nobile opera di misericordia insegnata dalla Chiesa, ma il desiderio che ciascuno avesse un volto, il ricordo amoroso e personale di chi era rimasto in vita e di chi la guerra aveva spazzato via.



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COMMENTI
22/10/2012 - Grazie (Giuseppe Crippa)

Ringrazio il prof. Reguzzoni per aver ricordato questa tragedia, sconosciuta anche a molti milanesi, in modo non retorico e molto documentato. Apprendere che la vita di 184 bambini è dipesa da un banale errore di lettura di un ufficiale di rotta dovrebbe farci meditare…