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CESBRON/ Schweitzer e padre Carlo: è meglio la santità o la perfezione?

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Gilbert Cesbron (Immagine d'archivio)  Gilbert Cesbron (Immagine d'archivio)

Se metti un ceppo al fuoco, tutto brucia: anche i vermi che lo divorano». Padre Carlo fra tutti i missionari è quello che ha avuto meno conversioni, ma il tempo, lui lo sa bene, non è nostro («Si fa del bene nella misura di ciò che si è… Occorre che lavori ancora alla mia conversione personale prima di pretendere…»). Sa bene che il significato del tempo si comprende meglio nella preghiera che nell’azione e che si può rinascere in ogni momento («Questa è la meraviglia del Cristo»).

Nel secondo atto Maria confessa il proprio amore al comandante Lieuvin. Presa tra due fuochi (anche Leblanc infatti la ama), incerta se la sua missione abbia un significato, decide che professerà il proprio amore per Lieuvin. La guerra in Europa è ormai iniziata e sta per portare conseguenze anche lì, nelle lontane regioni africane. Una notte, Padre Carlo decide di attraversare la boscaglia senza scorta, nonostante le avvisaglie di scontri. Lui, portatore di amore e denominato dagli indigeni uomo «dalle mani aperte», viene preso e assassinato. La notizia giunge rapidamente a Maria, a Lieuvin, a Leblanc e al dottor Schweitzer. Il volto di Padre Carlo porta ancora le tracce della letizia e nelle sue mani viene ritrovato un foglio con la scritta «Vivere come se oggi tu dovessi morire martire!». Le ultime parole che il Dottore ha ricevuto da Padre Carlo per Maria sono: «Le dica che penso alla sua anima; mi raccomando, glielo dica, questa notte». Lieuvin tornerà in Europa, mentre a mezzanotte Schweitzer, in quanto cittadino tedesco, verrà arrestato perché la Francia è in guerra con la Germania.

Padre Carlo è l’uomo che guarda e segue l’ideale che ha incontrato, senza ripensamenti, e non si perde nelle proprie misure, nelle valutazioni sui risultati. Dopo la morte di Charles de Foucauld, quante conversioni e vocazioni ci sono state, quanti diedero vita a comunità differenti che si ispiravano a Gesù. Queste comunità formano oggi, tutte insieme, l’Associazione internazionale «Fratel Carlo di Gesù». I tempi del Signore non sono i nostri tempi. Nella tradizione cristiana Padre Carlo è il santo. Non è il buono o colui che si sforza di migliorarsi, non è un superuomo, piuttosto è un uomo vero, perché aderisce alla bellezza e alla verità dell’incontro con Cristo e, come colui che è trascinato da un grande amore, vive la densità dell’istante tutto preso dalla memoria del suo volto e desidera che anche gli altri possano incontrare la pienezza e il fascino che lui ha visto. Per la tradizione cristiana il santo è, perciò, un uomo vero, riflesso di Cristo, l’unico in cui l’umanità si è compiuta in tutta la sua potenzialità. 

 



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