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LETTURE/ Perché un grande amore non può darci la felicità?

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Quando, allora, «un grande amore» diventa «un amore vero e proprio»? Quando capiamo che esso – pur essendo grande, anzi proprio perché è grande, e quanto più lo desideriamo – non può rispondere. «Se una creatura potesse rispondere alle nostre domande e placare la solitudine e l’angoscia da cui sorgono, noi potremmo considerarla non solo come la nostra compagna ma come tutto l’universo e tutto il divino, come tutto quello della cui esistenza abbiamo bisogno di essere sicuri per vivere umanamente e che è poi tutto quello che Enne 2 ed Io ed E.V. chiedono a Berta di essere». 

Ma il vertice dell’amore sta nell’accorgersi che l’altro merita infinitamente di più di quanto posso dargli io: le mie parole, i miei gesti, io stesso sono troppo poco. Ed è più facile capire l’infinita dismisura del nostro cuore pensando a chi amiamo che pensando a noi: la vita, a noi, andrebbe anche bene così com’è, ma per chi amiamo desideriamo qualcosa che non possediamo, e nemmeno sapremmo definire. Quanto più amo, tanto più diventa evidente che non sono io a poter dare la felicità all'altro, e che ho bisogno di qualche altra cosa che salvi entrambi. Altrimenti viviamo una finzione: «Se una creatura potesse rispondere… ma non può che fingere. E se una creatura finge di poter rispondere noi possiamo fingerci contenti». 

L’inganno sta nel convincersi che l’altro sia il motivo per cui vivere. Enne 2 lo pensa di Berta: «Tu ogni cosa. Sei stata ogni mia cosa, e lo sei». Una frase struggente, eppure falsa, proprio perché totalizzante. A chi, infatti, potremmo coscientemente dire «tu ogni cosa»? Come le amicizie, le idee, le cose che facciamo, nemmeno un grande amore basta a farci «vivere umanamente»: se non ci è chiara la sua incompiutezza, se non cerchiamo da subito cosa possa sostenerlo, saranno le circostanze stesse a incaricarsi di svegliarci dolorosamente. E non perché l’amore a un certo punto si spenga, ma perché il sentimentalismo iniziale nasconde il seme del cinismo finale: «Tutti i grandi amori che hanno voluto realizzarsi, in cui la donna o l’uomo hanno finto di poter rispondere e la risposta è stata accolta, conoscono queste scene selvagge, e addirittura bestiali, di ribellione al proprio destino di pretesti. Tutte le famiglie, che sembrano così decorose e splendenti, dove il marito è l’unica ragione di vita della moglie e la moglie del marito e i figli dei genitori e i genitori dei figli, tutte le collettività anche non naturali che si costituiscono intorno ad amori simili, mandano odor di serraglio».



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