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LETTURE/ Tra gli sfollati i primi eroi del "boom" italiano

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Così come forti sono le motivazioni e il senso del dovere del ferroviere Nicola. Particolarmente significativa è la sua volontà di mettersi subito alla ricerca di un impiego appena sceso dalla squallida tradotta che lo ha portato con la sua famiglia al Nord. Tanto da cercare di infilarsi in un gruppo diretto in un paese dove ci fosse una linea e soprattutto la stazione ferroviaria in modo da proseguire al più presto l’unico lavoro che sapeva di poter fare con competenza e dignità. E all’arrivo a Bozzolo, dopo aver messo al sicuro la famiglia, è proprio per la stazione il suo primo pensiero e la sua prima richiesta di informazioni.

Insieme in questa storia di vita reale c’è una dignità, spezzata dalla violenza delle persone e degli eventi, e la stessa dignità esaltata dalla profonda volontà di lottare e sperare in ogni momento nella possibilità di vita migliore. E proprio nel momento in cui la Provvidenza sembra abbandonare le persone ecco che essa stessa offre la possibilità di ricostruire.

In molte pagine di questo racconto si coglie la stessa prospettiva che Alessandro Manzoni ha voluto dare ai Promessi sposi: umili protagonisti, che subiscono i soprusi e le angherie dei potenti e che patiscono qualsiasi disgrazia, ma che tutto accettano nella convinzione il Signore “non turbi la gioia dei suoi cari se non per prepararne loro una più bella e più grande”. Accettazione che non vuol dire rassegnazione, ma che è tale da impedire che nascano peraltro comprensibili sentimenti di odio e di vendetta. La famiglia Pizza e don Primo Mazzolari sono un modello di vivere cristiano e quindi profondamente umano.

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