BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GIORNALI/ Nella crisi del "Manifesto" tutto quello che una generazione non ha capito

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Rossana Rossanda, fondatrice del Manifesto (InfoPhoto)  Rossana Rossanda, fondatrice del Manifesto (InfoPhoto)

Quanto al giornale, ha continuato la sua strada accidentata fino al documento cui si accenna all’inizio di questo articolo. Così scrive la Rossanda: “Identità e finalità del manifesto non sono più quelle delle origini, ma il mutamento non è stato dichiarato. Così come sembra scomparsa, anche qui senza una argomentazione esplicita, la nostra ricerca di un marxismo critico. Le une e l’altra esigerebbero un lavoro analitico comune che non c’è stato, come se l’uscita quotidiana fosse incalzata e sommersa da eventi non previsti né dominati... I tentativi di assegnare ad altri gruppi sociali il ruolo che era stato posto nella classe operaia non ha avuto esito. Esso non è durevolmente passato alla gioventù acculturata e/o marginale, come pensava Herbert Marcuse, malgrado i processi di proletarizzazione cui è sottoposta, né nelle popolazioni dei paesi terzi, come si è creduto nel primo postcolonialismo, né nella reattività delle moltitudini, difesa da Negri e Hardt”. 

Se il comunismo non è più all’orizzonte, che cosa resta? Rossana Rossanda propone di “riportare il fattore umano − occupazione e servizi sociali, redistribuzione delle imposte sui ceti più favoriti e sulla finanza − al centro di qualsiasi programma politico che si dica di sinistra”. Già, il fattore umano! Che non è esattamente quello di Graham Greene. Dire “fattore umano”, ieri come oggi, significa porsi domande e dare risposte sull’uomo e sul suo destino, sulla specie umana e il suo futuro nell’epoca della terza rivoluzione industriale e della globalizzazione, che devono stare al centro della costruzione sociale e della politica, a condizione che siano formulate in tutta la loro estensione e profondità. In Rossanda, viceversa, si opera una riduzione economicistica e sociologica del discorso antropologico. Con ciò, dopo un lungo giro, si ritorna semplicemente indietro, con un disinvolto salto mortale, dal Marx comunista al Marx liberal-radicale, quello dei Manoscritti economico-filosofici, quando Marx non era ancora... marxista. Quando scriveva: “Essere radicali significa andare alla radice. Ora, la radice è l’uomo stesso”. 

Solo che “il fattore umano” nel Marx giovane è sottoposto ad una curvatura illuministica, che affidava la liberazione umana alla filosofia storico-materialistica e alla scienza. Dopo 150 anni di marxismo, si può constatare che la liberazione umana, affidata di volta in volta alla filosofia, alla scienza, al proletariato che conquista lo Stato, alla tecnologia non si è realizzata. Non c’è nessun compimento della storia, come invece pretende la teologia hegelo-marxiana della storia, nessun “regno dell’uomo in terra” davanti a noi. Continua pertanto a mancare nella ricostruzione storica della “ragazza del secolo scorso” – è il titolo della bella autobiografia di Rossana Rossanda – la comprensione lucida delle ragioni del fallimento del comunismo. Che si è dimostrato “non un’idea bellissima realizzata male, ma una pessima idea realizzata benissimo”. 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
30/10/2012 - Leggere per comprendere (Anna Di Gennaro)

L'Autore è riuscito a colmare la mia ignoranza in materia e la curiosità su una questione che non conoscevo mi ha spinta a leggere. Pur tuttavia mi permetto di segnalare a Francesco Taddei che il centro dell'articolo non è finanziare o non finanziare il quotidiano. Se un giornale è un chiusura coatta, soldi pubblici non ne prende più. Lei sta parlando d'altro che non si misura con il contenuto dell'articolo. Provi a rileggerlo senza paraocchi, scoprirà input davvero degni di nota...

 
29/10/2012 - antico vs moderno (francesco taddei)

Ma se un giornale è in crisi di vendite, cioè di lettori, perché continuare a finanziarlo? Perché è di interesse pubblico (tradotto: di partito!) non potrebbe reggersi solo con donazioni? o con internet? quanto prendono di stipendio i loro giornalisti? Non potrebbero ridurselo visto il calo di vendite? Il contratto di categoria (cioè di casta) lo impedirebbe? PS. dal primo gennaio 2013 Newsweek sarà soltanto online.