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ISLAM/ Benhadj (regista): contro il fanatismo ci serve la "purificazione" del Papa

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Ramadan in Iran (InfoPhoto)  Ramadan in Iran (InfoPhoto)

In Francia c’è un’assemblea nazionale (Cfcm, Conseil français du cult musulman, ndr) e il suo presidente è il rettore della moschea di Parigi. È questo Consiglio a gestire le moschee che non sono sotto il controllo della monarchia wahabita e questo garantisce una forma di controllo e di tutela. Quelle invece che sono finanziate dall’esterno, sono svincolate. Non sono d’accordo che si debba controllare tutto, ma un minimo, sì.

Quale impressione hanno suscitato in lei le violenze seguite alla divulgazione del cosiddetto «film» su Maometto?

Bisognerebbe chiamarlo in altro modo, perché un film è sempre una cosa seria. È stato un episodio che non aiuta la transizione di paesi in difficoltà come l’Egitto, la Libia, la Tunisia. Ciò che più mi rammarica è che l’Algeria ha vissuto dieci anni di travaglio, in preda al fondamentalismo, ma è come se la lezione di quell’esperienza si fosse perduta. E ora la storia si sta ripetendo. Corriamo davvero il rischio che gli integralisti prendano il potere. Cose come Innocence of muslims (il titolo del film, ndr) possono solo fare il loro gioco.

Come ha giudicato invece le vignette pubblicate dal settimanale satirico francese Charlie Ebdo?

Fuori luogo. Prima di tutto, a nome della democrazia e della stessa libertà. Così facendo si fa uso della libertà di espressione, ma col risultato di fomentare ancor di più gli integralisti; se non in Francia, là dove si questi hanno mano libera, cioè nei Paesi musulmani. Con la conseguenza che tutti coloro che sono di orientamento democratico devono farsi ancor più piccoli, fino a scomparire. Se vogliamo la democrazia, anche noi occidentali dovremmo cambiare approccio, essere più lungimiranti.

Lei è musulmano. Che cosa vuol dire per lei fare cinema?

Il cinema è arte, è cultura. È un mezzo moderno di comunicazione, che non esistema ai tempi del profeta Maometto, ma non per questo perde la sua ragione d’essere, e che oggi, lungi dall’essere in contraddizione con la religione, può essere usato per farla conoscere. Gli integralisti, naturalmente, dicono il contrario. Ci considerano creatori e seminatori di dubbi. Raccontare una storia vuol dire sempre porre domande, ma a loro dà fastidio che qualcuno ragioni. È questa la base del fanatismo, che presuppone sempre l’ignoranza.

Che cosa intende dire?


Che ci sono tante cose che molti musulmani dicono a nome dell’islam, ma si tratta di visioni sbagliate, da rivisitare. Molti fedeli non conoscono abbastanza la loro religione. Il Corano è pieno di aspetti che si illuminano solamente con uno studio serio e approfondito. Diversamente, si finisce per applicare dei precetti in modo stupido.

Il suo film Il pane nudo del 2005 è tratto dal romanzo omonimo di Mohamed Choukri che è censurato in quasi tutti i paesi arabi. Cosa ha voluto dire questo per lei?



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