BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Rémi Brague: una società che non sa chiedere perdono non ha futuro

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1666, particolare; immagine d'archivio)  Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1666, particolare; immagine d'archivio)

La metafisica è la riscoperta del significato della vita eterna e della sua pertinenza per la vita presente. Se l’esistenza è soltanto dolore, coloro che noi chiamiamo all’esistenza − i nostri figli! − sono solamente uomini destinati alla morte più tardi di noi. Ma se abbiamo il diritto di chiamare all’esistenza la generazione che verrà dopo di noi, allora dobbiamo anche pensare che i nostri figli sono chiamati a qualcosa di più di questa vita. Rifiutare questa prospettiva metafisica vuol dire abbracciare ragioni essenzialmente immorali; per esempio, dire che la prossima generazione è necessaria per pagare le pensioni di quella attuale. Tratteremmo altri uomini semplicemente come mezzi, e non fini.

Ma è realmente possibile non considerare mai gli uomini come mezzi?

È vero che considerare gli altri come mezzo nella vita quotidiana è inevitabile. In realtà − e qui si vedono tutte le buone ragioni della prudenza di Kant − occorre che trattiamo gli altri uomini mai semplicemente come soli mezzi, ma anche sempre come fini. Fare figli per avere qualcuno che paghi le nostre pensioni, sarebbe una riduzione allo stato di mezzo terribilmente radicale. Lo stesso discorso vale anche per i rapporti tra nord e sud del mondo.

Lei ha recentemente parlato ad un workshop dedicato a tradizione e innovazione. Quest’anno sono i 50 anni del Concilio Vaticano II. Le due parole di rottura e continuità le sembrano categorie adeguate a comprendere la realtà ecclesiale?

Sì e no allo stesso tempo. La mia opinione è che non dobbiamo votarci alla rottura, ma nemmeno tornare al passato; semplicemente perché non dobbiamo «fare» nulla. Dobbiamo soltanto lasciare che il passato, che ci ha fatto gli uomini che siamo, produca in noi i suoi effetti, cercando semplicemente di agire nel modo più razionale e buono possibile.

Dischiudere un futuro a ciò che viene dal passato chiama in causa l’educazione. Qual è la cosa più importante che ha cercato di insegnare ai suoi figli?

Ho cercato di trasmettere loro con l’esempio ciò che ero e ciò che sapevo. Ciò che si dice ai figli, se non è vivificato dall’esempio, perde di valore. E l’esempio più importante è saper chiedere perdono. Questo me lo hanno detto proprio loro, i miei figli, che ora sono grandi. Tu hai fatto anche errori e sciocchezze, mi hanno detto, ma hai sempre saputo chiedere perdono. La società europea in cui viviamo ha dimenticato l’importanza del perdono ed è avvelenata da un pesante senso di colpa; per quello che di drammatico troviamo nella nostra storia, per quello che come occidente abbiamo fatto. Direi che la malattia dell’occidente contemporaneo è la confessione senza assoluzione, senza perdono. Ma senza perdono, non c’è neppure nuovo inizio.

Anche in questo la metafisica sarebbe indispensabile?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >