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IDEE/ Rémi Brague: una società che non sa chiedere perdono non ha futuro

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Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1666, particolare; immagine d'archivio)  Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1666, particolare; immagine d'archivio)

Sì. Senza un rapporto con il Dono assoluto, non possiamo pensare a un perdono. L’unico essere che può veramente perdonare è quello che può donare, quello da cui tutto viene e da cui − per questo − può ricominciare a venire.

Il nostro presente non si misura solamente con il passato, ma anche con le differenze. La Francia sembra non riuscire a trovare la strada per ridefinire una delle sue maggiori eredità storiche. Sarkozy parlava di laicità positiva, non diffidente ma aperta verso le fedi. Ora Hollande sembra tornare indietro. Che ne pensa?

Occorre innanzitutto precisare che la laïcité francese non è traducibile in italiano. Essa non è un principio, un concetto filosofico, ma piuttosto il risultato molto concreto di un compromesso per cui ci è voluto quasi un intero secolo; un accordo imperfetto tra Stato, Chiesa e società civile nella sua concretezza, la gente nella diversità della sua ispirazione e provenienza.

Il problema viene dal fatto che oggi lo Stato non si trova più ad aver a che fare solo con il cristianesimo. E i vecchi equilibri sono saltati.

Sì, perché nell’islam il concetto di fede ha un significato differente da quello cristiano, mentre la laïcité alla francese è stata elaborata storicamente per trovare un posto alla Chiesa e alla fede cristiana nei suoi rapporti con la società civile e lo Stato repubblicano. Con l’islam è tutto diverso, non soltanto sul piano della relazione tra la sfera politica e quella religiosa, ma anche tra quello della fede rispetto all’insieme delle norme del comportamento privato. Può, nello Stato laico, essere il Corano l’ultima regola ispiratrice di comportamento? Nella sfera pubblica, avremmo per esempio un Parlamento in cui l’ultima regola del diritto sarebbe il diritto coranico…

Cosa fare?

L’unica risposta possibile mi pare quella di un aggiustamento progressivo della convivenza. Non vedo altre soluzioni.

 



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