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IDEE/ Rémi Brague: una società che non sa chiedere perdono non ha futuro

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Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1666, particolare; immagine d'archivio)  Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1666, particolare; immagine d'archivio)

Senza una metafisica non si mettono al mondo i figli. A dirlo è Rémi Brague, filosofo e docente nella Sorbona di Parigi. Di recente in Italia per un ciclo di conferenze organizzato dalla rivista Philosophical News (philosophicalnews.com) sul tema del senso e del valore della tradizione, Brague sorprende per le sue affermazioni e la sua dote di mostrare le conseguenze tangibili di principi apparentemente remoti e inafferrabili, come quelli della speculazione che attraversa il pensiero dell’occidente. Dire metafisica, per Brague, è dire trascendenza, desiderio di Essere; ansia di destino che dà senso alla vita dell’uomo e gli fa desiderare il bene, per sé e per gli altri. È l’uomo, dunque, ad essere «meta-fisico» per Brague; proprio perché la materia non gli basta.

In una delle sue ultime opere lei afferma che la metafisica è l’«infrastruttura dell’uomo». Che cosa intende?

L’opposto della concezione di Feuerbach e Marx, per i quali la metafisica e la religione, definita quest’ultima come metafisica per il popolo, sono una costruzione astratta, una sovrastruttura edificata sulla base concreta della vita della gente che - nella loro opinione - era solo la vita economica. Invece, senza un rapporto con la trascendenza, colta o nel pensiero metafisico, nel senso filosofico del termine, o nella religione, non è possibile trovare una ragione all’esistenza dell’uomo.

Davvero non possiamo farne a meno? Quel che resta del pensiero postmoderno sembra smentire questa ipotesi.

Occorre recuperare una distinzione forte tra causa e ragione. Causa è ciò che fa esistere qualcosa che è già nel presente; ma della ragione abbiamo bisogno perché ci sia un futuro. Ragione, infatti, è ciò che giustifica la nostra azione come dotata di senso. È importante possedere tale ragione? Sì, perché mai come oggi l’esistenza del genere umano dipende da noi. Tocca a noi, in fondo, decidere se ci sarà o no una generazione dopo la nostra. Oggi la questione demografica è in fondo una questione metafisica.

Lo è anche la crisi economica mondiale?

Ciò che ha rilevanza metafisica è la fiducia dell’uomo in se stesso. In tal senso la crisi economica può essere pensata come conseguenza di una più profonda e radicale crisi di fiducia che l’uomo sta attraversando; crsi di fiducia in se stesso e nelle relazioni reciproche.

Lei afferma che mai come oggi l’uomo si trova a dover scegliere tra l’essere e il nulla. Ci sono ragioni per scegliere l’uno al posto dell’altro?

Subiamo le conseguenze della critica di Nietzsche, per il quale cercare di giustificare l’esistenza sulla base di una cosa «altra» dall’esistenza stessa, sarebbe svalutare questa nostra esistenza in favore di un essere metafisico. Dunque non si ha da cercare ragione al di là di ciò che esiste, al di là della vita presente. Io rispondo che la giustificazione della vita è la vita stessa; ma non la vita intesa come è oggi, e cioè cammino verso la morte, bensì la vita come destino, e dunque la vita eterna.

Se così non fosse?



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