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RUSSIA/ Le vittime del Kgb e il cuore che cambia

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Una parata militare a Mosca (InfoPhoto)  Una parata militare a Mosca (InfoPhoto)

Dalle 10 di mattina alle 10 di sera i lettori si alternavano e il clima stesso, così serio e spoglio, faceva venire il groppo in gola. Ricordo, due anni fa, che una signora anziana mi aveva detto: “ogni anno siamo sempre di meno”, ed era una desolante constatazione visiva: poche decine di persone erano presenti, come se la memoria fosse una questione di “nicchia”, la vicenda privata dei “poveri parenti”. Nel 2011 nel giro di dodici ore si erano contate 609 presenze.

Quest’anno l’iniziativa si è svolta per la sesta volta, come sempre, e i giardinetti attorno non bastavano a contenere la folla che si accalcava. Per dodici ore dalle cento alle duecento persone hanno stazionato al freddo, in coda, per poter leggere sui fogli distribuiti dai volontari di Memorial quattro nomi (con età, lavoro, data di fucilazione) e deporre un lumino acceso sul piedistallo del masso; l’attesa andava dalle due alle tre ore ma la gente aspettava a zero gradi, con il foglio in mano. Niente avrebbe lasciato supporre che quest’anno le cose sarebbero andate in questo modo: è come se d’un tratto molti moscoviti si fossero resi conto che questa storia riguarda anche loro. Certo non dipende da una migliore pubblicità, il sito della “Restituzione dei nomi” esisteva già prima; evidentemente è avvenuto un passa parola, un diffondersi per osmosi di una coscienza civile che è diventate personale.

Era impressionante lo spettro della varia umanità presente: oltre ai parenti, vecchi, spesso col ritratto del defunto appeso al collo, c’erano ragazzi, molte mamme con bambini, che ci tenevano che anche i figli leggessero dei nomi, gente di mezz’età; davvero nessuna categoria era assente.

Dov’erano l’anno scorso? Sapevano o no di questa iniziativa? È chiaro che in quello che è avvenuto in piazza Lubjanka c’entrano le manifestazioni per le “elezioni pulite”, le marce, i meeting degli ultimi mesi, in una parola la generale rinascita della coscienza civile. Ma la cosa che salta agli occhi è il processo di ricomposizione in unità della coscienza; finora erano esistite due realtà parallele: i cultori della memoria, gli ex dissidenti e i russi di oggi, interessati alla vita concreta di oggi. Ora s’è visto che non è più così, che la coscienza civile del paese, del cittadino russo, ritorna istintivamente all’unità, riabbracciando anche il passato che era stato messo nel cassetto. La Russia, così, senza averlo progettato, torna a proporre all’Europa ciò che ha di meglio: una tradizione civile di responsabilità ampia e sensibile.



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