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RUSSIA/ Le vittime del Kgb e il cuore che cambia

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Una parata militare a Mosca (InfoPhoto)  Una parata militare a Mosca (InfoPhoto)

In questo si sono trovati nel giusto gli ex dissidenti che da tanto tempo richiamavano alla necessità di conoscere e giudicare il passato; l’incredibile forza d’attrazione di quel piccolo e trascurato simbolo che è la pietra delle Solovki, così sproporzionato rispetto alla mole della Lubjanka, ha finito per avere la meglio, e richiamare all’oggettività della storia e del suo incancellabile ruolo nel presente. Proprio come sta scritto sul sito “Restituzione dei nomi”: ”Se vogliamo vivere in una società nella quale il valore e l’interesse della persona vengano prima del valore e degli interessi dello Stato; in una società nella quale lo Stato non abbia altri valori e interessi che non quello della persona, la nostra strada passa necessariamente per la Pietra delle Solovki. […] Se vogliamo superare la tentazione totalitaria che è dentro di noi, e lasciar fiorire la libertà che è in noi, ci vediamo alla Pietra delle Solovki. In nome dei morti, per noi e per i nostri figli”.

Questa coscienza nuova è stata espressa in modo magistrale da un ragazzo, che dopo aver letto i nomi delle vittime sul foglio ha aggiunto il proprio: “vent’anni, avrei potuto essere fucilato anch’io”.

 

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