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DIBATTITO/ Barcellona: aborto e gay, il "sogno" di Vendola fa male alla ragione (laica)

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Mi pare stucchevole che nel cuore di una crisi epocale che riguarda le stesse radici culturali del mondo occidentale, si continuino a prospettare le questioni della bioetica come una discriminante tra mondo laico e mondo cattolico. Trovo addirittura sorprendente che la formazione guidata da Nichi Vendola ponga come punti programmatici il riconoscimento dell'uso illimitato delle tecniche procreative, della possibilità di praticare l'eutanasia e di fare della relazione fra omosessuali una figura analoga a quella della famiglia fondata sul rapporto di coppia tra uomo e donna. Da anni mi sforzo di dimostrare che le problematiche relative a queste "situazioni" non hanno niente a che vedere col rapporto tra fede e scienza e che non ha senso alcuno discettare sui testi sacri per dimostrare il riconoscimento indiscutibile delle libertà individuali rispetto ai temi della nascita, della morte e della famiglia.

Ho cercato in particolare di argomentare, nel modo che a me sembra più realistico e aderente alle nostre tradizioni culturali, che il conflitto non è tra fede e scienza ma tra una visione dell'essere umano affidata al puro principio della casualità e ad una sorta di evoluzionismo necessitato, e una visione dell'uomo inserito in una comunità di altri uomini che si rifiutano di accettare che l'accadere storico sia il frutto del caso e di atti assolutamente predeterminati da cause biologico-sociali.

Come è stato scritto, la scelta che bisogna compiere è tra una visione che, proprio perché ispirata alla casualità, assume l'assurdo come principio regolativo, e una visione che al contrario ritiene che noi siamo immersi in un mistero che ci impone una ricerca continua del senso delle nostre azioni e della responsabilità verso il nostro prossimo. Scegliere in un contesto dominato dal caso è infatti un puro atto arbitrario, mentre scegliere in un contesto dominato dal mistero è sentirsi corresponsabili della ricerca del senso della vita.

Nel modo di affrontare i temi della bioetica ciò che si contrappone non è una visione cattolica e una visione laica, ma una visione laica che si identifica con la conoscenza scientifica del tempo e che non conosce alcuna interrogazione sul senso della vita, e una concezione antropologica fondata sull'appartenenza di ogni essere umano ad una comunità che elabora il proprio modo di stare al mondo. In molti dibattiti a cui ho partecipato ho avuto l'occasione di ascoltare fuori microfono le dichiarazioni di illustri intellettuali che testimoniavano personalmente l'impossibilità di riferirsi a criteri puramente scientifici per affrontare le problematiche di familiari coinvolti in esperienze tragiche. Ho ascoltato ad esempio la testimonianza di un intellettuale, di cui non intendo citare il nome per ovvie ragioni, che ha deciso di idratare il proprio padre morente perché ha percepito la sofferenza anche mentale che quel corpo subiva per effetto della disidratazione. Ho ascoltato testimonianze di donne che dopo aver fatto riferimento all'inseminazione artificiale eterologa hanno vissuto momenti di grave depressione per avere avvertito nell'équipe che la seguiva una visione del suo corpo come mero contenitore alienato di un prodotto esterno. Ho ascoltato discorsi di amici cari che nell'ambito di una relazione omosessuale hanno sperimentato l'angoscia di bambini accolti come figli che hanno subito gravi disturbi per la mancanza del riferimento ad una coppia di genitori.



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