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ILDEGARDA DI BINGEN/ Una "neodottoressa" di ferro che dà lezioni alla Thatcher

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Santa Ildegarda di Bingen  Santa Ildegarda di Bingen

Per giunta, il fondatore aveva preteso che a comandare su tutti ci fosse una donna, un’abbadessa, e che questa fosse scelta non tra le vergini bensì tra le vedove, affinché fosse provvista di esperienza di mondo. Certe badesse medievali avevano rango vescovile, portavano il pastorale e lo stesso diritto di precedenza dei vescovi.

I problemi per le donne in quanto tali cominciarono con l’Umanesimo e il Rinascimento, quando la riscoperta del mondo «classico» fece venire di gran moda la grecità e la romanità. Comprese le loro mentalità sessiste. Così, poco alla volta, alle donne viene imposto il cognome del marito, viene interdetta la firma di contratti senza la di lui approvazione, viene vietata l’arte medica, in un crescendo che culmina con Lutero, il quale proibisce loro anche la carriera religiosa. Ed ecco le donne diventate, per forza, «angeli del focolare». E basta. Diventa un ricordo sbiadito il tempo in cui un’analfabeta come santa Caterina da Siena era in grado di far tornare a Roma il papa (per giunta francese) dopo i settant’anni avignonesi imposti da Filippo il Bello.

Ancora nel terzo millennio si celebra con un film l’eccezione di una dama di ferro, la Thatcher, che si è imposta senza bisogno di corsie riservate. E l’unico film in cui compare –di sguincio- Ildegarda di Bingen è Barbarossa, di Renzo Martinelli (che ha pure dovuto difendersi dall’accusa di aver fatto un’opera “leghista”). Naturalmente vi appare come una specie di visionaria isterica e funerea, quasi che l’imperatore germanico fosse andato a consultare la sua cartomante di fiducia. Ma va bene così. In fondo, se oggi qualcuno facesse un film su di lei, sarebbe già tanto se non affidasse il ruolo a Sabina Ferilli. Per cui, amici  registi, lasciate perdere. Per vedere Ildegarda al cinema preferiamo aspettare tempi migliori. Ci è bastato Agorà

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COMMENTI
05/10/2012 - donna (luisella martin)

La santità di molte meravigliose donne, alcune delle quali citate dall'articolo, non ha cambiato i pregiudizi degli uomini e degli uomini di chiesa verso le donne. Non lo ha fatto nei tempi in cui sono vissute e non lo fa nemmeno oggi. Il problema non è quello di dimostrare a quali livelli di santità (simili a quelli maschili) possano accedere le donne, ma quello di verificare concretamente a quali livelli di bassezza (simili a quelli maschili) possa giungere una donna, essendo però rispettata e riverita dalla società, al pari di molti uomini prepotenti, violenti e ladri. Anche se avessero avuto braccia come quelle di Popeye, io credo che le donne non sarebbero corse alle crociate, perché noi diamo la vita, non la togliamo! Ma bisogna essere colte e suore per farsi sante? E' necessario essere violentate ed uccise? Secondo me la Chiesa dovrebbe fare santa Ipazia, come ha fatto santa Caterina di Alessandria... Martire, anche Ipazia, dei pregiudizi degli uomini.