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ILDEGARDA DI BINGEN/ Una "neodottoressa" di ferro che dà lezioni alla Thatcher

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Santa Ildegarda di Bingen  Santa Ildegarda di Bingen

La proclamazione di santa Ildegarda di Bingen dottore della Chiesa può ingenerare nei nostri contemporanei, avvezzi (perché plagiati) a usare lo stomaco al posto del cervello - cioè l’emotività in luogo del raziocinio - per comprendere il mondo circostante, può ingenerare, dicevamo, l’impressione che Ildegarda, vissuta al tempo di Federico Barbarossa, fosse una specie di straordinaria eccezione, specialmente nella sua epoca.

Certo, eccezionale lo era, come lo sono tutti i santi. Non a caso anche santa Teresina di Lisieux è dottore della Chiesa, pur non avendo brillato per erudizione e contatti coi Vip internazionali della politica. Il cristianesimo, fin dall’inizio e senza bisogno di quote rosa, ha semplicemente liberalizzato l’accesso alla santità, così che chiunque, uomo o donna, bambino o adulto, povero o ricco, dotato o limitato, potesse conseguire, se lo voleva e a Dio piacendo, la Sapienza. Non a caso il cristianesimo (cattolico) è l’unica religione che ha al suo vertice, subito dopo Dio stesso, una donna, Maria, invocata anche come speculum sapientiae. Che non era - a differenza di Ildegarda - consultata da papi e imperatori, almeno finché fu in terra.

Il cristianesimo ebbe questo, di rivoluzionario, rispetto ai tempi che lo avevano preceduto: le cose le faceva chi le sapeva fare, senza preclusioni di sesso, di età, di provenienza e di censo. Nei secoli cristianissimi, una Cristina da Pizzano (o Christine de Pisan, se si preferisce la dizione provenzale) arrotondava tranquillamente i suoi proventi scrivendo romanzi e poesie, che vendeva a buon prezzo, nel tempo libero da casalinga. Le regine erano copiose come i re, e stiamo parlando della massima carica politica. Ci informa la medievista Régine Pernoud che c’erano pure donne crociate, anche se non abbondavano per il semplice motivo che in guerra si usava il braccio, non il dito (per il grilletto).

La scarsa menzione storica è dovuta al fatto che nessuno sentiva l’esigenza di sottolineare la presenza di donne nei vari campi, quasi fosse un fatto, appunto, eccezionale. Addirittura, un Robert d’Arbrissel poteva con la massima serenità fondare un ordine doppio, quello di Fontevrault, nella cui abbazia risiedevano monaci e monache che, pur stando in edifici separati, avevano in comune gli uffici liturgici e la mensa. 



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COMMENTI
05/10/2012 - donna (luisella martin)

La santità di molte meravigliose donne, alcune delle quali citate dall'articolo, non ha cambiato i pregiudizi degli uomini e degli uomini di chiesa verso le donne. Non lo ha fatto nei tempi in cui sono vissute e non lo fa nemmeno oggi. Il problema non è quello di dimostrare a quali livelli di santità (simili a quelli maschili) possano accedere le donne, ma quello di verificare concretamente a quali livelli di bassezza (simili a quelli maschili) possa giungere una donna, essendo però rispettata e riverita dalla società, al pari di molti uomini prepotenti, violenti e ladri. Anche se avessero avuto braccia come quelle di Popeye, io credo che le donne non sarebbero corse alle crociate, perché noi diamo la vita, non la togliamo! Ma bisogna essere colte e suore per farsi sante? E' necessario essere violentate ed uccise? Secondo me la Chiesa dovrebbe fare santa Ipazia, come ha fatto santa Caterina di Alessandria... Martire, anche Ipazia, dei pregiudizi degli uomini.