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CLAUDEL/ Ogni giorno "scegliamo" tra Elisabetta e Anna

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Trascorrono alcuni anni. Mara e Giacomo si sono sposati, mentre Violaine è ancora al lebbrosario. Un giorno Mara si reca a trovare la sorella. Non è una visita dettata dall’amore e dalla pietà, ma dall’urgenza di aiuto: la bimba nata dal matrimonio è, infatti, morta e la madre chiede il miracolo  a Violaine, che, pur cieca per la malattia, continua a lodare il Signore. Nel dialogo Mara scopre l’innocenza della sorella (che non ha peccato baciando Pietro di Craon, ma ha voluto essere strumento dell’infinita misericordia di Dio verso un’anima sofferente). Così, le chiede di portare su di sé anche il proprio dolore per la perdita della figlia. Pregano tutta notte. La piccola riprende vita e i suoi occhi si fanno del tutto uguali a quelli azzurri di Violaine. D’ora innanzi Giacomo rivedrà negli occhi della figlia quelli dell’amata che non ha mai scordato. Rinasce, così, la gelosia di Mara, che questa volta decide di uccidere la rivale. Violaine viene trovata interrata nella cava di Pietro di Craon. Morente, viene portata a Giacomo. Toccante è l’ultimo colloquio. La donna confessa il proprio amore e la propria fedeltà, attesta di non aver mai peccato con Pietro, ma di averlo baciato perché lui era tanto triste e lei era tanto felice. È convinta che, se anni addietro Giacomo avesse creduto in lei, forse lei sarebbe guarita. Violaine benedice chi l’ha uccisa, racconta l’agguato nella cava e rivela all’uomo il miracolo che Dio ha compiuto su sua figlia. Le sue ultime parole sono: «Com’è bello vivere! […] Come è immensa la gloria di Dio!». 

Mara confessa l’omicidio. Nelle sue parole si evidenzia tutta la distanza tra lei e Violaine: «Io onoro Dio. Ma resti dov’è. È tanto corta la nostra povera vita». Violaine ha, invece, sempre concepito Dio come volto buono del Mistero che bussa alla nostra porta nelle circostanze e negli incontri della giornata: Dio non è da una parte e la vita dall’altra.

Inaspettatamente Anna Vercors ritorna dalla Terrasanta trovando morte la moglie Elisabetta e la figlia Violaine. In queste parole c’è tutta la certezza della sua salda fede: «Ho voluto abbracciare il Sepolcro vuoto, e metter mano nella buca della Croce. Ma la mia piccola Violaine è stata più saggia. Forse che fine della vita è vivere? Forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra? Non vivere, ma morire, e non digrossar la croce ma salirvi, e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna... Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per esser data? E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire?». E rivolto alla figlia morta osa dire: «Non t’ho perduta, Violaine! Bella sei,  piccola mia! Bella la fidanzata il giorno delle nozze quando al padre si mostra nella magnifica veste, con deliziosa confusione. Vai innanzi, Violaine, bambina mia; io ti seguirò. Ma volgi ogni tanto il tuo viso, perché io veda i tuoi occhi. Violaine! Elisabetta! presto sarò ancora con voi!».  Con lo sguardo già spalancato sull’eternità attesta: «Benedetta sia la morte nella quale tutte le domande del Pater si compiono». 



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