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CLAUDEL/ Ogni giorno "scegliamo" tra Elisabetta e Anna

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La radice di Anna Vercors è il «sì» di Maria all’Angelo, che scaturisce da una gratitudine per il Mistero buono. Elisabetta, invece, non si percepisce dipendente dal Mistero ed è, così, succube delle circostanze e dei comandi altrui (evidente la sua subordinazione al progetto della figlia Mara di sposare Giacomo). Tutti i giorni, ogni istante, possiamo scegliere tra queste due posizioni esistenziali.

Nella scena conclusiva del dramma, Pietro di Craon esclama: «Benedetto sia il Signore, che ha fatto di me un padre di chiese. E mi ha dato il discernimento e il senso delle tre dimensioni, e come lebbroso mi ha interdetto e liberato da ogni cura temporale, perché dalla terra di Francia suscitassi i templi della preghiera». Egli sa vedere l’azione benefica di Dio anche nella malattia e nella sofferenza: anzi, proprio non censurandole, ma affrontandole con una domanda sulla vita, Pietro ha scoperto e seguito la sua vocazione, ha individuato il suo compito.

Che bella la vita quando si scopre il proprio rapporto con la totalità, quando si offre il proprio lavoro al bene di tutti! La vita diventa allora compito necessario e lieto, assunzione di responsabilità, cura e dedizione per l’altro. La metafora dell’architettura testimonia in maniera potente ed efficace la nostra presenza e il nostro compito all’interno del mondo: noi tutti possiamo essere pietre di costruzione, oppure inutili.

 



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