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STORIA/ Piero Melograni, a scuola di ragione da un grande maestro

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Lui, Melograni, quegli argomenti li conosceva a menadito, chissà quante volte aveva posto quelle domande. Gli studenti si avvicendavano eppure la sua attenzione non scemava. Era proteso a quello che dicevano gli studenti. Quella mattina presi la decisione: mi sarei iscritto a scienze politiche a Perugia e mi sarei laureato con Piero Melograni.

Dovetti attendere il terzo anno per frequentare il corso di storia contemporanea. A lezione, ci mostrava il suo personale modo di porsi davanti gli accadimenti storici, le fonti di archivio, le testimonianze dei protagonisti. Leggeva molte biografie. Lo aiutavano ad immedesimarsi nei protagonisti delle vicende storiche che studiava, a comprenderne i tratti psicologici e caratteriali, a capirne i ragionamenti e i comportamenti. Ma, ciò che più colpiva era l’inesauribile curiosità con cui si poneva e ci poneva domande. Un esercizio continuo di apertura della ragione di fronte alla realtà, declinata secondo il metodo storico. 

Alcuni episodi sono rivelatori della stima e della considerazione che aveva verso i suoi studenti. Quando intervenivamo lui talvolta prendeva appunti. Non avevo mai visto un docente universitario annotare ciò che diceva uno studente. Solitamente accade il contrario. Non solo, se uno studente gli poneva una domanda molto specifica, capitava che lui ammettesse di non potergli rispondere al momento, e si impegnava a documentarsi per rispondergli, con cognizione di causa, la lezione successiva. Nell’aula c’era una lunga lavagna. Un giorno paragonò tutto quello che c’era da sapere su un determinato argomento storico con la superficie di questa lavagna. Poi si alzò, andò alla lavagna, prese un gessetto e disegnò in un angolo della lavagna un piccolo quadrato e disse: «Questo è quello che tutti gli storici, messi insieme, conoscono di quell’argomento». Infine, disegnando un punto all’interno di questo quadrato aggiunse: «Questo è quello che io so di quell’argomento». 

Non aveva certo ansie da prestazioni accademiche. Il senso di questo atteggiamento, lo spiegò congedandosi dai lettori di un settimanale per il quale aveva tenuto una rubrica: «Ogni storico onesto – scriveva Melograni, nel 1987 – deve infine fare un’ultima e penosa confessione, vale a dire che perfino la ricostruzione esatta e completa del passato è pressoché impossibile. Per rendersene conto si pensi al fatto che ciascuno di noi non è in grado di ricostruire in modo esatto e completo il suo stesso passato». Ovvero, la realtà ci deborda da ogni lato. 

Nel Museo del Duomo di Ferrara è conservata la statua di Jacopo della Quercia che raffigura una Madonna con Bambino. La Madonna tiene in mano una melagrana aperta. Nella nostra cultura, questo frutto è simbolo di fecondità. Così è stata la vita di Piero Melograni, prolifica come studioso e come maestro. Sono certo che giovedì quella mano lo ha afferrato. Quando il fiume del tempo umano sfocerà nell’eterno non ci sarà più bisogno degli storici, ma di bass baritone sì.

 



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