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STORIA/ La nuova "Rosa Bianca": il sacrificio di Von Moltke contro Hitler

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Helmuth James Graf von Moltke (1907-1945. Immagine d'archivio)  Helmuth James Graf von Moltke (1907-1945. Immagine d'archivio)

Venuti a conoscenza dei preparativi dell’attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, la maggior parte dei membri del “Circolo” si dissero contrari, perché non volevano che il nuovo capitolo della storia europea cominciasse con un delitto. Pur non avendo preso parte attiva all’attentato, tutti i membri del “Circolo” furono arrestati dalla Gestapo nel gennaio 1945, vennero sottoposti ad un processo farsa, e l’11 gennaio fu pronunciata la sentenza di morte. Helmut James venne impiccato il 23 gennaio. Poiché mancavano le prove della sua partecipazione alla congiura, nella sentenza si legge che venne condannato per l’intenzione di dar vita ad una Germania democratica, dopo la caduta di Hitler e la fine del nazismo.

In una della ultime lettere alla moglie leggiamo: “Come è stato pieno di Grazie per me Dio! Anche se dovessi sembrare isterico devo dire che sono pieno di gratitudine, in realtà in me non c’è posto per altri sentimenti. In questi due giorni Lui mi ha guidato in modo così sicuro ed evidente: tutta la sala avrebbe potuto impazzire come Freisler (il giudice del processo, nda), e tutte le pareti avrebbero potuto tremare, non me ne sarei curato; è stato veramente come è scritto in Isaia 43,2: «Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno. Se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare». Quando mi hanno chiamato a fare l’ultima dichiarazione, ho avuto voglia di dire che avrei potuto dire solo una cosa in mia difesa: «Distruggete i nostri corpi, strappateci l’onore e i nostri beni, portateci via la moglie e i figli. Che passino, perchè tutto è vanità. A noi rimane il Regno». Queste parole, però avrebbero chiamato in causa altri, quindi ho detto soltanto: «Signor Presidente, non ho niente da dire». (10 gennaio 1945). 

E nell’ultima lettera prima di andare al patibolo: “Tutte le nostre parole affettuose vivono nel mio cuore e nel tuo cuore. Però, alla fine ti dico la forza del tesoro che ha parlato attraverso di me e che ricolma questo povero vaso d’argilla: la Grazia del Signore Gesù, l’amore di Dio e il dono dell’unità nello Spirito Santo, che siano con tutti voi. Amen.” (11 gennaio 1945).

 



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