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LETTURE/ Basta consumare per uscire dalla crisi?

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Basta produrre? Basta consumare? Oppure occorre produrre e consumare ciò che è utile, ciò che è adeguato alle risorse, alle possibilità, alle necessità, agli obiettivi delle persone e delle comunità? La realtà, l’ambiente e l’uomo, è pieno di risorse... e di bisogni. Ma fra la risorsa ed il bisogno è necessario che scocchi una scintilla, che un bene “grezzo” (una melma nera, infestante, puzzolente e schifosa) diventi... petrolio (è successo proprio così!).

Senza la persona che coglie la possibilità di una utilità e lavora a questo fine, non c’è sviluppo, non c’è occupazione, non c’è benessere.

Come previde Hayek, è successo che “le stesse misure che la teoria macroeconomica dominante ha suggerito come rimedio per la disoccupazione – vale a dire, l’aumento della domanda aggregata – sono diventate la causa di una vastissima cattiva allocazione delle risorse che probabilmente renderà inevitabile una successiva disoccupazione su grande scala”. Infatti “l’iniezione continua di somme di denaro supplementari in punti del sistema economico in cui si genera una domanda provvisoria, che dovrà cessare quando l’aumento della quantità di moneta si arresterà o rallenterà, [...] attira forza lavoro ed altre risorse in occupazioni [e iper-burocrazia!] che possono durare soltanto a condizione che l’aumento della quantità di moneta continui allo stesso tasso – o forse persino solo a condizione che continui ad accelerare”. Fino al collasso finanziario che è sotto i nostri occhi.

È solo la capacità della persona di stare all’erta che fa incontrare il bisogno con la risposta ad esso e che coglie, in un imprevedibile istante, la possibilità di generare un valore per tutti (il tanto invocato “sviluppo”). E così, non solo “spartire la torta”, ma farla crescere! La scuola austriaca di economia chiama questa capacità “funzione imprenditoriale”.

 



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