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LETTURE/ Quei cattolici "materialisti" che han fatto l'Italia del nord

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San Giovanni Crisostomo  San Giovanni Crisostomo

Se si scava nel profondo della storia cristiana che ci siamo lasciati alle spalle, non si può che trovarsi di fronte, dovunque si guardi, all’imponenza ineludibile riconosciuta ai segni materiali della figura di Cristo. E la sua vicinanza al destino della vita dell’uomo ha trovato la chiave suprema di appoggio intrecciandosi alla continua riattualizzazione della memoria del sacrificio passato attraverso la spogliazione della Passione per poi fiorire, come esito inevitabile, nel miracolo della Resurrezione. Non si corre il rischio di esagerare affermando che è nello stare davanti senza timorose riserve alla croce e al corpo piagato del Redentore che la fede cristiana ha trovato una delle sue fonti più trascinanti di alimentazione. 

Non per niente il gesto della croce tracciato materialmente sul corpo è sempre stato il riverbero più elementare di una coscienza rischiarata dall’amore della tradizione cristiana. Con la croce decoriamo gli ambienti e lo spazio fisico che noi abitiamo. Persino arriviamo a farne un segno ornamentale per abbellire il vestito e proteggere l’integrità del nostro organismo. Dopo tutto, non è un caso se al centro della triplice corona del rosario tradizionale stanno ben saldi i misteri dolorosi. Alla fine, non possiamo mai dimenticarlo, si spalancano lasciando il posto a quelli gloriosi. Ma senza un costato ferito, senza quel sangue che in un modo strano e sorprendente continua a essere versato per scorrere nel cuore del mondo non ci sarebbe il mattino radioso di Pasqua, né la letizia e la speranza potrebbero irrompere dilagando fuori dalla prigione dei sepolcri della morte elevata a ultima parola sul futuro che ci attende. 

Questa è la cornice che dobbiamo avere presente per cogliere la portata di un prezioso volume da poco reso disponibile grazie all’intraprendente capacità di iniziativa di una società di studi storici che ha fatto dell’amore per la ricchezza della tradizione di cui siamo custodi troppo spesso distratti il centro dei propri interessi: Crucem tuam adoramus. Percorsi devozionali fra Nord Ovest d’Italia e Canton Ticino. Espressioni d’arte, cultura, fede e religiosità popolare (Magazzeno storico verbanese-La Compagnia de’ Bindoni, dicembre 2011).

Con un bagaglio impressionante di dati, di solidi riferimenti concreti a persone, comunità e ambienti di un vasto territorio geografico, il concerto di voci riunito nel libro che segnaliamo documenta come il desiderio collettivo di una familiarità insistita e continua con il segno della croce di Cristo abbia generato una varietà incredibile di forme, di combinazioni visive, di richiami a pratiche cerimoniali da assecondare, con il loro supporto rigoglioso di preghiere codificate, di musiche, di canti, di gesti di adorazione, di atti penitenziali e di pellegrinaggio, sorgenti di una memoria cristiana nutrita dall’ostentazione delle immagini, dalle passioni del sentimento, capace di assorbire il cuore prima ancora che la mente calcolatrice degli attori umani. Dove si puntava a cementare una memoria fatta di immedesimazione in una storia da ricalcare e da rivivere, calandosi nei passi percorsi, uno dopo l’altro, dal divino Maestro che ci si disponeva a seguire.



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