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J'ACCUSE/ Sbai: c'è un islam degli intellettuali che dà una mano ai terroristi

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Mi pare, inoltre, che alcuni commentatori di solito attenti a fatti e atti del mondo arabo, dimentichino − spero non colpevolmente − il ruolo dei sauditi e dei qatariti nella vicenda dell’estremismo di matrice islamica. Un ruolo non secondario, posso dire, che ha portato alla ribalta ciò che i terroristi amano di più: fondi senza freno per realizzare una jihad coi fiocchi a danno dei musulmani moderati e di tutti coloro che non si piegano. L’undici settembre, dobbiamo essere chiari su questo, non ha certo cambiato le cose, forse, nella considerazione di certi movimenti ha solo accelerato i processi di formazione di un certo pensiero. Credo, con estrema sincerità, che l’ultimo problema degli arabi moderati e liberali sia quello di rimanere qualche ora in aeroporto per procedure di riconoscimento e che questa realtà sia superata ormai da anni, anche perché chi in patria vive da clandestino per sfuggire alla lama dell’estremismo, e non alla nomea di terrorista, l’aereo lo prende molto di rado.

Questo problema, dunque, attiene solo a chi fa dell’elucubrazione culturale erudita il suo lavoro quotidiano, e che può quindi permettersi di considerare problemi un’attesa più prolungata presso un check-in. Da dietro un vetro argentato, mi pare di capire, i problemi sembrano più sfumati, fino a sbiadire nell’ombra tenue di un leggero malanimo. Ma per i moderati si va oltre il malanimo e la tristezza del momento, sanabile con una buona cena fra amici. La paura del radicalismo non si placa con due pacche sulle spalle o con un libricino vademecum sull’islamofobia. Al di là del Mediterraneo c’è molto di più di quanto qualcuno non pensi, pur venendo da quel mondo. Prendiamo esempio, se non dai grandi del passato, almeno dalle bambine che hanno reagito contro l’estremismo rischiando la vita: come Malala, che non è un intellettuale ma sa bene come fronteggiare il terrorismo estremista che infrange ogni regola di libertà. Non ha smesso lei di pensare, possiamo permetterci noi di barattare il pensiero con il vittimismo?

 

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