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LETTURE/ Perché abbiamo smarrito la sapienza di Ulisse?

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 Agesandro, Atanodoro e Polidoro, Gruppo di Polifemo (I sec. d.C. Fonte: Wikipedia)   Agesandro, Atanodoro e Polidoro, Gruppo di Polifemo (I sec. d.C. Fonte: Wikipedia)

Ma la tragedia in cui emerge maggiormente il mutamento è il Filottete di Sofocle, del 408. Siamo nell’ultima fase della guerra di Troia, e storicamente nell’ultima fase della guerra del Peloponneso: ad Atene la democrazia degenera da un lato in demagogia, dall’altro in tentativi ricorrenti di riduzione; pochi anni dopo, l’ultima vittoria sarà vanificata dall’eliminazione interna dei capi militari e si profilerà una sconfitta umiliante ed una tirannia.

In questo contesto Sofocle ci mostra il tentativo di indottrinamento politico che Ulisse svolge verso un ragazzo, il figlio di Achille nuovo alla guerra, ansioso di fare le sue prove, orgoglioso di essere stato scelto dagli dèi per  porre fine all’impresa. Il suo compito è ingannare, gli spiega Ulisse: fingere l’amicizia verso Filottete, un solitario guerriero malato che cova da dieci anni il rancore per l’esercito che l’ha abbandonato; deve conquistare la sua fiducia, promettergli di riportarlo a casa, e così sottrargli il suo arco, che secondo l’oracolo è necessario per la vittoria. Non è questo che il giovane immaginava, ma la lotta a viso aperto, la gloria onorevole: e Ulisse gli dice di avere pazienza (quasi una parodia della pazienza dell’Ulisse omerico), il tempo di essere giusti arriverà  quando si sarà ottenuto il successo.

Il ragazzo è attratto dal male ma inquieto, e turbato dalla fiducia che l’antico guerriero gli dimostra subito; finché, dopo avergli preso l’arco, gli confessa l’inganno. Filottete ha parole dure verso di lui, e più dure ancora verso il pervertitore: "La tua anima malvagia, che sempre osserva attraverso cavità oscure, ha ben insegnato a lui, che era diverso e non lo voleva, ad essere abile nel male"

Ma che cosa è avvenuto fra Omero e l’età dei tragici? E qualcosa di simile può essere accaduto anche nel nostro presente? Si è diffusa una sfiducia nell’utilizzo che l’uomo può fare, e ha fatto, delle stesse doti di Ulisse: l’intelligenza, la parola, il sagace uso del tempo, la sapienza politica. Sofocle stesso lo dice in un brano corale, che è insieme giudizio e proposta: "Possedendo oltre ogni aspettativa l’abilità sapiente, (l’uomo) ora va verso il male ora verso il bene; se accorda le leggi della terra con la giustizia giurata degli dèi fa grande la città; un senza patria è colui che per audacia convive col male. Chi agisce così non mi sia compagno di focolare né condivida i miei pensieri".   

 



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COMMENTI
15/11/2012 - sapienza di Ulisse (laura cioni)

Bello! Molte grazie. Laura