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LETTURE/ Ortega contro i "barbari specializzati" che hanno dimenticato l'io

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Sagrada Familia, Il giudizio di Gesù (Fonte: Wikipedia)  Sagrada Familia, Il giudizio di Gesù (Fonte: Wikipedia)

Per Ortega la filosofia in questi secoli vive una svalutazione della ragione perché per Sant’Agostino non c’è propriamente ragione umana, ma una persistente illuminazione con cui Dio ci soccorre. Una prima rivalutazione della ragione avviene con Sant’Anselmo, il quale afferma che la fede per completarsi ha bisogno della ragione: fides quaerens intellectum. San Tommaso, poi, riconosce alla ragione puramente umana una potenza sostanziale, separata e indipendente dalla fede: l’intelletto non è più solo uno strumento per rischiarare la Rivelazione, ma ha degli ambiti di applicazione distinti e l’uomo ha il dovere di usare la sua ragione sia per conoscere di più Dio, che per comprendere se stesso e la realtà. Dio è l’Essere ragionevole per eccellenza, anzi Egli è innanzitutto Intelletto, Ragione, Logos

Il momento di rottura più netto avviene con Guglielmo di Ockham, il quale afferma che in Dio la Sua volontà precede la Sua ragione. Non si può conoscere Dio perché non agisce in modo razionale, si può solo comunicare burocraticamente con Lui attraverso la Chiesa. Dio avrebbe potuto incarnarsi anche in una creatura irrazionale, avrebbe potuto creare il mondo diverso da ciò che è. Questo pensiero avrà delle conseguenze drammatiche, tanto che Ortega chiama Ockham “il maestro dei nostri professori”, ritenendolo quasi la vera radice della filosofia moderna. Non riconoscere che Dio è il Logos, attribuendogli una volontà irragionevole ha avuto come esito quello di esaltare il ruolo della volontà e creare così i presupposti e le basi alla volontà di potenza di Nietzsche, come al al relativismo, svuotando del contenuto di ragionevolezza la fede. A partire da Ockham, da una parte, poiché Dio non è conoscibile, gli occamisti di Parigi iniziano ad interessarsi di più del mondo e saranno, così, gli iniziatori della scienza sperimentale; dall’altra parte poiché non si può più chiedere certezze a Dio o alla Chiesa, l’uomo inizia a cercarle in se stesso, nella sua stessa ragione. 

Ora, poiché la certezza che aveva sostenuto l’uomo gotico, la certezza della fede in Dio, è stata smontata, subentra la paura che il mondo esterno, che la realtà, sia tutto un inganno, non sia come appare ai nostri occhi. L’uomo perde il rapporto di fiducia che aveva nella realtà perché ha perso la vera fede in Dio. Cartesio cerca una nuova fonte di certezza, un dato indubitabile e lo trova nel dubbio stesso. Il dubbio pone in essere il pensiero, è un pensiero. Il pensiero è l’unica cosa dell’Universo la cui esistenza non si può negare, le cose che penso possono non esistere nell’Universo, però il fatto che le penso è indubitabile. A poco a poco, la consistenza del mondo si riduce al suo essere pensato e la coscienza, il soggetto, l’Io crescono fino a diventare in Ficthe l’Universo intero. 



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