BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Ortega contro i "barbari specializzati" che hanno dimenticato l'io

Pubblicazione:

Sagrada Familia, Il giudizio di Gesù (Fonte: Wikipedia)  Sagrada Familia, Il giudizio di Gesù (Fonte: Wikipedia)

Per questa linea l’idealismo ha rinchiuso l’uomo dentro se stesso e ha devitalizzato la vita, perché ha negato la realtà radicale ossia la coesistenza di io e mondo, quella coesistenza su cui si innesta la riflessione di Ortega. “Io sono io e la mia circostanza e se non la salvo neppure io mi salvo”, dice Ortega che vede quale sua missione quella di aiutare l’io ad uscire dalla prigione in cui è stato rinchiuso per secoli e di fargli recuperare un rapporto vitale con la sua circostanza, con la realtà. Per Ortega ci si è dimenticati a lungo che la vita ci è data e che vivere autenticamente è convivere, dialogare con la propria circostanza. Di più, ogni uomo ha in sé una parte irrevocabile, l’io autentico e profondo, che si può realizzare solo rispondendo alle chiamate che la realtà ci pone. Il capriccio offende la serietà della vita perché è un travestire di verità i propri appetiti ed un soffocare il proprio io autentico. Per questo, dice Ortega, il Vangelo insegna che chi perde la propria vita la guadagna, ossia chi rinuncia alla propria volontà per seguire la sua chiamata, il suo io autentico e la sua circostanza, costui realizza la propria vocazione. 

La filosofia di Ortega è un continuo richiamo a che l’uomo capisca perché ci si è persi, quali sono i pericoli che possono falsificare la vita, e a che ciascuno viva autenticamente la propria vita. Ortega invita alla vigilanza, a non ridursi ad essere uomini massa, quei “signorini soddisfatti” prodotti dalla filosofia moderna che vivono in balia dei propri desideri e di una libertà senza limiti. L’uomo massa, che può essere anche un “barbaro specializzato” molto competente nella sua materia ma che ignora il resto della vita, “un resto che è sempre il tutto”, non è più un uomo ma un “guscio d’uomo”, un “invertebrato”: è uno snob, ossia sine nobilitate, senza la nobiltà che obbliga e senza una missione da compiere. 

L’epoca che descrive è anche la nostra ed è, secondo Ortega, un’epoca che vive senza un fine ultimo in balia di qualsiasi fine: “fare dell’utile il vero è la definizione della menzogna”. Nasce da qui la proposta di una metafisica che torni a cercare il fondamento e il fine ultimo e, allo stesso tempo, insegni ai suoi allievi a comprendere che il vero intellettuale, il vero metafisico, non è chi è più intelligente o chi costruisce i sistemi migliori, ma chi usa la sua intelligenza – tanta o poca non importa – per cercare la verità.

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.