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RAGIONE E FEDE/ Ugo Amaldi, quando le equazioni parlano di Dio

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Michelangelo, particolare della Cappella Sistina (Immagine d'archivio)  Michelangelo, particolare della Cappella Sistina (Immagine d'archivio)

Che cosa c’entra la fisica con la cultura? «Giovanni Paolo II diceva che la cultura è “ciò che rende l’uomo più uomo”. E se l’uomo è rapporto con l’Infinito, come abbiamo imparato all’ultimo Meeting di Rimini, allora la cultura è tutto ciò che ci consente di indagare e approfondire questo nostro rapporto con l’Infinito. Grazie agli studi sull’universo, dagli immensi pianeti alle più piccole particelle, la fisica consente di intuire l’ordine intrinseco delle cose, un ordine che è dato da un’intelligenza. Molti grandi scienziati nella storia hanno constatato che, più si facevano approfonditi i loro studi, più si rendevano conto che alla base di tutto c’era un Mistero insondabile con gli strumenti della scienza, ma avvicinabile attraverso la fede. È questa constatazione che consente all’uomo di capire di “essere dato” da un Altro, che lo ha posto in una certa realtà storica e in un certo contesto per perseguire un destino» (A. Mariotto).

Nella Lectio magistralis intitolata «Marginalità e centralità dell’uomo nell’universo» tenuta la serata dell’assegnazione del Premio di Cultura Cattolica il fisico italiano ha ripercorso le tappe che hanno portato l’uomo a  concepirsi sempre più marginale nel cosmo, spiegando con mirabile capacità di sintesi ed estrema chiarezza comunicativa le teorie dell’universo dal geocentrismo all’eliocentrismo al galattocentrismo al cosmocentrismo alla teoria della massenergia fino all’ultimissima teoria del multiverso, molto accreditata presso gli scienziati (il nostro sarebbe uno degli infiniti universi esistenti). Le teorie scientifiche, se da un lato sembrano indicare una marginalità sempre più grande dell’uomo nell’universo, dall’altra sono frutto di una mente, quella umana, che è capace di prendere coscienza di sé all’interno del cosmo. L’uomo è perciò l’autocoscienza del cosmo. L’uomo è centrale, perché l’universo è stato creato da un Dio amorevole che ha voluto dar vita a coscienze libere di sceglierlo.

Amaldi ha poi spiegato come il grave pericolo del mondo scientifico (e non) attuale sia quello di ritenere come unico criterio di conoscenza la razionalità scientifica, dimenticandosi che esiste una «ragionevolezza sapienziale» e «una ragione filosofica»: diversi criteri di conoscenza, che sono metodi per conoscere ambiti diversi del reale.

Amaldi ha, poi, molto insistito sul pericolo maggiore che più influisce sulla mentalità dei giovani, il naturalismo scientifico (secondo il quale esisterebbe solo la natura, non Dio, e l’uomo ne sarebbe solo una componente, una sorta di materia pensante), ben più grave del «nichilismo filosofico e del relativismo etico». Urge che gli scienziati e gli intellettuali diano una risposta al «percolare del naturalismo scientifico nella mente dei giovani», che avviene già dai primi anni di scuola e viene poi completato nelle scuole superiori. Altrimenti «tutte le battaglie contro il nichilismo e il relativismo saranno perdute» (Amaldi). 

 



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