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RAGIONE E FEDE/ Ugo Amaldi, quando le equazioni parlano di Dio

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Michelangelo, particolare della Cappella Sistina (Immagine d'archivio)  Michelangelo, particolare della Cappella Sistina (Immagine d'archivio)

La Lectio magistralis, l’incontro che il fisico ha tenuto ai giovani di una scuola nella mattinata della premiazione, tutta la sua attività di ricerca sono testimonianza della consapevolezza della missione culturale, della necessità dell’ampliamento del concetto di ragione e di un dialogo tra fides e ratio tanto richiamati da Papa Benedetto XVI nel suo magistero. Vale allora la pena ricordare quanto scritto dallo scienziato Antoninno Zichichi: «La scienza […] nasce da un atto di fede. Cosa ne sapeva Galileo Galilei che, studiando come oscillano le pietre legate a uno spago, o come rotolano le pietre lungo un pezzo di legno inclinato, sarebbero saltate fuori le prime impronte di colui che ha fatto il mondo? Cosa ne sapeva lui che quelle leggi dovevano esistere? […] Le pietre, gli spaghi, i legni, il battito del cuore non sono mai mancati ad alcun uomo. In tutti i tempi. E in tutte le civiltà. Una cosa invece era sempre mancata a tutti. Il credere che Colui che ha fatto il mondo avesse potuto lasciare negli oggetti volgari – pietre, spaghi e legni − l’impronta della sua straordinaria potenza intellettuale». 

 



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